Il blog quasi quotidiano di Giampaolo Cassitta

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Un diario quasi quotidiano di parole, di piccole cose, di racconti, di canzoni e di emozioni. Non solo attualità, ma anche  pezzi di storie, di storie piccole e non raccontante che trovano spazio dentro queste pagine virtuali.

Il ventre della memoria

Il ventre della memoria - il sito di Giampaolo Cassitta

 

Non si ritorna sui luoghi che sono stati oggetto della tua densa storia. Ma ho deciso che potevo fare un’eccezione. Sono ritornato, dunque, all’Asinara. La mia Asinara. L’ho fatto perché due carissimi amici me lo hanno chiesto in maniera decisa,  unica, convincente e, dopo aver riflettuto, ripensato, rimescolato, rivisto attimi e pensieri e ricordi ho deciso: parto. Ritorno nel ventre della memoria. Ritorno a riveder le stelle, a risentire quei rumori che non trovo dal 28 febbraio 1998, giorno in cui sono andato via. L’ultimo giorno utile, a dire il vero. Il carcere chiudeva. Ritorno quindi con la segreta speranza che tutto si sia fermato e con un’ inquieta convinzione che non sarà così. Infatti quella terra ha visto in questi dieci anni di “parco” respiri diversi che hanno tentato di rimuovere le storie che erano figlie del carcere. Dicono che è la natura il personaggio principale del nuovo film, il carcere è solo un contorno, è solo una marea di suppellettili in disuso. E vedo i turisti che a frotte entrano a Fornelli, si dirigono verso la seconda sezione, quella della rivolta delle brigate rosse, senza che nessuno spieghi assolutamente niente. Occhi che non comprendono, occhi secchi, senza nessun colore, senza nessuna possibilità di capire. Perché una visita in questo modo è solo una passeggiata stupida e minimalista. E’ come voler calpestare la storia, solo per l’atroce gusto di farlo.  Un po’ come entrare nel Colosseo e guardare i gatti e pensare, soprattutto, che sono loro l’attrazione di quell’arena che ha visto altre e mirabolanti storie. Il nostro pressapochismo, il nostro voler mettere una bandierina da “turista”, poter dire di “esserci stato” ma, in realtà,  non aver capito assolutamente niente. Ho spiegato ai miei amici l’importanza dei rumori e la loro differenza. Mi sono avvicinato ad un portone blindato di una cella. Il blindo, in gergo.  L’ho appoggiato e con vigore ho sbattuto lo spioncino. Questo è il rumore di fornelli, ho spiegato. Poi, quando ci siamo recati  a visitare la diramazione Centrale ho ripetuto lo stesso gesto, ma il rumore era sordo, più dolce, più rotondo. La porta era in legno e non in ferro, il corridoio delle “cellette” della centrale è basso e non altissimo – circa quattro metri – come quello di Fornelli. Ecco il rumore della centrale, ho detto. L’Asinara ha silenzi che si devono decifrare e rumori che si intersecano nelle pieghe degli occhi di chi osserva. Ma qualcuno deve poterle raccontare le storie. Invece il parco ha effettuato altre scelte. Dicono “naturali” . E’ un po’ come dire che a nel campo di concentramento di Dachau non si debba parlare dell’olocausto. Io ci sono stato a Dachau e ho visto occhi freddi e lucidi che accompagnavano i nostri sguardi. Ho sentito il silenzio forte di chi è stato in quel campo. Ne ho sentito le voci, lo scricchiolio delle ossa, l’odore acre del gas, le urla soffocate. Questo ho sentito in quel “non luogo”. I tedeschi potevano (e forse per vergogna avevano quasi il diritto di farlo) distruggere quel campo stranissimo, gonfio di una nebbia sospesa e farci una risaia. Non lo hanno fatto. Hanno restaurato con cura le atrocità di quei ricordi, hanno arricchito quel luogo con foto, video. Hanno, normalmente, deciso di “ricordare”. Il parco nazionale dell’Asinara ha deciso in maniera ferma e risoluta, insindacabilmente  di distruggere la memoria del carcere, un carcere che era sull’isola dalla fine del 1800 e che ha contribuito in maniera fortissima a costruire “quell’isola”. Se fate una passeggiata nei luoghi di ritrovo (ostelli, bar, ristoranti, punti di incontro)  troverete tante pubblicazioni sulla natura e libri fotografici bellissimi, portachiavi a forma di asinello e cartoline dei luoghi più belli. Una sensazione per chi, come me, l’Asinara l’ha vissuta da dentro, come operatore del carcere, di trovarmi in un luogo di plastica, una sorta di resort dove tutto è costruito. Una Dubai dentro un’isola che meritava altro. Ho avuto la possibilità di entrare dentro la diramazione di trabuccato. Il cuore ha lentamente cominciato a rimpiccolirsi, a non battere, ho cominciato a guardare quella distruzione come una realtà assurda, mi sentivo dentro un acquario, in apnea, ho provato a girarmi intorno a rivedere i luoghi e c’erano le voci, i silenzi, c’erano gli agenti, i detenuti, le lenzuola tese, il campo di calcio interno. Niente, delle mie voci che giravano dentro il cuore ferito non c’era più niente. Solo erba e ruggine. Un po’ effetto foresta, la natura che si riprende le cose e le anime della gente che da quelle parti c’è stata. Hanno abbandonato gli umori e le passioni e le voci e gli sguardi e le urla e le disperazioni e i sorrisi. Hanno deciso di recidere i volti, di squartare le parole, di rimpicciolire le vite di chi un pezzo di strada dentro quella diramazione l’aveva fatta. Son ritornato a Punta Sabina ed è stato l’unico momento di riconciliazione con gli “uomini del parco”. Quella,  almeno quella, non sono riusciti a modificarla. Ho lasciato la mia Asinara con il cuore sgonfio e gli occhi rivolti verso il basso. Non è la polvere vera che mi fa paura, ma quella artificiale che hanno gettato sulla memoria. Non ci sono espressioni o modi o sensazioni che si possono raccontare. Ho visto le stelle molto più grandi la notte a Cala d’Oliva. Ho visto le stelle gonfie di occhi che osservavano. Muto l’universo, muto il mio sguardo, muto l’orizzonte di un’isola a cui hanno deciso di cancellarne le voci e i rumorosi silenzi. Hanno ferito la memoria. E non è una bella cosa. Lasciandola, la mia Asinara, l’ho osservata con lo sguardo che si regala ad un amore che parte. Ma un viaggio – e neppure questo – può essere definitivo.

Asinara, 18 giugno 2009, interno notte

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la perfezione dei numeri

Ho compiuto cinquant’anni. Mia moglie, con molta prevedibilità e con dolcezza mista a compassione – una compassione che vedo solo io – mi dice che sono i primi e io, come sempre, faccio finta di non capire, non capire fino in fondo intendo. Lo so, che sono oltre l’aspettativa di vita. Non credo di arrivare a cento. Non lo metto in conto, ecco. E poi, a dire il vero, non riesco a concepire perché, per arrivarci, dovrei soffrire, avvizzire nella pelle e nei pensieri. Bastano ottanta, forse ottantacinque. Magari novanta. Ecco, probabilmente è l’età giusta. Campare fino a novanta. Claudio è d’accordo. Mi guarda lontano, sempre più assorto, mentre disegna sorrisi contorti, come le curve di un autodromo sconnesso. Ha il mio stesso nome e, a chi mi chiede il perché rispondo sempre con una stupida semplicità: Claudio è un nome perfetto e poi mi moglie, amandomi pazzamente, voleva almeno due Claudio in casa. Come se avesse scelto una vita in stereofonia.



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Farik l'aviatore - maggio 2010
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Sullo scrivere. Dalla parte di Roberto Saviano e Gino Strada: parole e gesti.
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Non allacciate le cinture di sicurezza
Bali, lo scoglio dell'anima. (appunti di viaggio)

GENNAIO 2010
Passerete sulla terra leggeri.

Il silenzio e l'attesa. - 26 luglio 2009
la legge "razziale" che Napolitano non deve firmare
Una lezione di etica da Don Paolo Farinella
Il ventre della memoria. Asinara, 18 giugno 2009
questo vince questo perde - 9 giugno 2009

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I panzoni di Brunetta - 28 maggio 2009
La badante del signor Maio - 18 maggio 2009
L'ultimo metrò - 12 maggio 2009
Le virtù umane travalicano gli eventi, le sue miserie non hanno confini.
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L'ultimo bacio - 26/4/2009
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Il re è nudo. 19 aprile 2009
16 aprile 2009. Quando si muore, si muore soli
Il rosso, ilgiallo e il blu. Dentro Barcellona, tra Gaudì e Mirò. Ma senza birra
Anche Mussolini era Cavaliere 7/1/2009
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Cogliere il futuro. Dentro il passato 28 luglio 2009
Con la schiena dritta
Della vita e della morte
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Gli abbracci creano il futuro 29/12/2008
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I professionisti della politica 10/1/2009
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I segmenti della memoria - 13 luglio 2009
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Il re è nudo. 19 aprile 2009
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Asinara, il rumore del silenzio. 2001 -2008 - due edizioni - 1 edizione economica

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supercarcere Asinara. 2002 - 2005 - quattro edizioni - 1 edizione tascabile

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La zona grigia. Cronaca di un sequestro di persona avvenuto in Sardegna nel 1978. Uno sconcertante sequestro.

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Il libro più amato. Un delitto che accade a Roma lo stesso giorno dell'omicidio di Aldo Moro. E i ricordi cominciano a riffiorare. Un noir cupo dentro gli anni 70.

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