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I demoni di Caino

I demoni di Caino

Così, i demoni hanno vinto nell’indifferenza di tutti. Così, il carcere si è risucchiato un altro detenuto. Si chiamava Alvaro Fabrizio Nunez Sanchez. Trentuno anni, nato in Ecuador ma cresciuto in Italia. Nessun reato alle spalle, solo i demoni che gli hanno rovistato l’anima. Aveva tentato il suicidio. Pareva una storia superata; aveva studiato a Torino, dove viveva. Si era diplomato. Era appassionato di calcio e sperava di diventare un manager. Poi tutto diventa cupo, orrido, tutto diventa incomprensibile. Così, Alvaro nel 2018 era finito nel banco degli imputati per aver maltrattato la madre. Fu dichiarato incapace di intendere e di volere. Alcuni ricoveri, qualche TSO, storie di ordinaria indifferenza.
I demoni non interessano a nessuno. Lui era stato dichiarato pericoloso e non poteva stare in carcere. Il giudice, sentito i medici psichiatrici, dispone la detenzione in una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (REMS) perché i vecchi e orribili ospedali psichiatrici giudiziari sono stati finalmente chiusi in maniera definitiva nel 2012. In carcere ci finisce in attesa di trovare un posto nella residenza, ma quel posto non c’è, non si trova. Perché anche in quel caso i numeri sono terribili: pochi posti per molte persone che hanno bisogno di cure.
Così, il carcere diventa il parcheggio di chi cammina con i propri demoni; così, il carcere diventa il luogo dove buttare le problematiche sociali, mediche, psichiatriche. Così, Alvaro insegue il suo nulla, il suo terrore, le sue strade sconosciute, i suoi abissi disumani e decide di farla finita.
Un altro suicidio che si poteva e doveva evitare, ma nessuno, adesso, proverà ad interrogarsi sulla necessità di strutture adatte per i malati psichiatrici che commettono reati; nessuno dirà che le REMS sono necessarie e andrebbero perlomeno triplicate.
Ci saranno i soliti lamenti soffusi: la polizia penitenziaria che è carente come numero, come gli educatori, gli psicologi, i mediatori. E tutto questo con Alvaro c’entra poco. Meglio: non dovrebbe entrarci nulla perché Alvaro Fabrizio Nunez Sanchez non doveva essere inviato in carcere. Non doveva attendere per mesi di essere inserito in una struttura adatta a lui. E lui, da inadatto, ha deciso di abbandonare il palco. Aveva capito che nessuno avrebbe mai cambiato il secondo atto della sua vita.
Così, i demoni hanno vinto su Alvaro, sullo Stato, su di noi che, al massimo, metteremo un bel R.I.P. su un post e tutto continuerà. Sino al prossimo suicidio, sino al prossimo urlo all’interno di un silenzio assordante e vergognoso: quello che noi abbiamo costruito.

le scelte che non puoi fare

19:21 , 26 Marzo 2024 Commenti disabilitati su I demoni di Caino