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un paese di 900 uomini inghiottito dal mare

un paese di 900 uomini inghiottito dal mare

C’era un paese da queste parti. Con i suoi alberi, le sue fontane, i suoi rumori. C’erano i colori dolci da queste parti. C’erano le canzoni che salivano nel cielo terso senza nuvole. Qualcuna, a dire il vero era stonata. Non tutti sanno cantare da queste parti. C’erano i sorrisi e le speranza da queste parti. Le cantilene delle mamme e la voglia di crescere e diventare grandi. Era bello essere abbracciati con la speranza, un giorno, di poter abbracciare. Una paese piccolo, dove tutti si conoscevano. Lo avete presente? Quello con il fornaio, il pasticciere, il farmacista, il medico e il maresciallo. Quello con il campo di terra battuta e un pallone per far rotolare la felicità. 900. Eravamo 900. Un bel numero. Tondo. Ci conoscevamo tutti in questo paese senza troppe colline e con un sole forte, in grado di bruciare la malasorte e far danzare i sogni. Ne avevamo tanti di sogni. I vecchi volevano eliminare l’inverno che accumulava tristezza. Gli adulti sognavano di partecipare ad un ballo dove la musica non finiva mai. I piccoli, invece, inseguivano i draghi. Tutti i bambini, in fondo, giocano allo stesso modo: con assoluta serietà.

C’era un paese da queste parti. Case piccole e sussurri. Qualche sorriso che rinforzava la speranza. Doveva correre questo paese. Intraprendere il viaggio. Quando ci si incammina sai sempre dove nasce il primo pezzo della strada ma non sai quali incroci incontrerai e quale vento e quale pioggia e quale mare troverai. Un paese che cammina, in silenzio. Senza scarpe e con la segreta speranza di poterle acquistare un giorno: quelle che costruiscono i bambini dalle nostre parti e calzano altri bambini da altre parti: quelli nati dalla parte giusta. Perché questo strano mondo che è bellissimo perché è tondo e quindi tutto uguale poi, a vederlo da vicino, perde tutte le sue dolci curve ed esistono strani mondi che non si incontreranno mai. Quel paese di 900 anime cammina. I bambini sognano i draghi, i grandi cominciano a intravederli, i vecchi pregano. Qualsiasi Dio, Nettuno compreso. Perché bisogna avere molto coraggio e una buona dose di draghi da abbattere per salire su un barcone neppure ignifugo. Perché bisogna avere pensieri forti e saliva in tasca per non poter urlare quando il drago si materializza e ti vende ad altri draghi, perché tu sei solo un soldo da far girare. A loro non interessa del tuo paese, dei tuoi occhi, della tua ricerca della felicità.
C’era un paese da queste parti che aveva urla e sorrisi, pianti e dolcezza. C’era un paese che pareva il primo Macondo: con le farfalle e i maghi e le piogge e il ghiaccio trasportato dagli zingari. C’era un paese che è salito sulle acque ed è stato ingoiato, succhiato, violentato, deriso, colpito, subito dimenticato. Perché non è il vostro paese, non era vicino al vostro confine. E allora bisognerebbe chiedersi, anche urlando: ma dove lo disegni il confine in una sfera? Dove lo disegni quel maledetto e bastardo confine? Non c’è nessun Dio che ha disegnato i meridiani e i paralleli. Non c’è nessun Dio da nessuna parte che poteva dimenticarsi della rotondità della vita. C’era una paese di uomini da queste parti. E non dite e non pensate e non credete che queste siano parti lontane. In quel paese c’eravamo tutti, ci potevamo essere tutti. E’ bello gridare dall’occidente io sono Charlie, io sono quello e poi continuare a far girare le vostre sporche vite negli angoli della vigliaccheria. E’ bello scostarsi e dire: potevano non partire. Il viaggio è scoperta ed è futuro. C’era un paese da queste parti. Poteva essere il vostro. E voi fate finta di non capire.

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