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Tra buoni e cattivi.

Tra buoni e cattivi.

Lo ammetto: sono un terribile nostalgico. Amo Tex Willer, in bianco e nero e a colori. Lo compro e lo ricompro e, soprattutto, lo rileggo. So sempre come andrà a finire: in qualsiasi storia e in qualunque luogo, il mio eroe riuscirà a sbrogliare la matassa, a risolvere brillantemente qualsiasi problema. È uno spasso assistere alla sua baldanza, tracotanza, pragmatismo, al suo presentarsi sempre con i pugni e disposto a chiudere un occhio laddove il cattivo di turno si pente. Mi piace quel suo mandare al diavolo i prepotenti, stare dalla parte degli ultimi, degli indiani; mi piacciono quelle semplici spiegazioni sui buoni e sui cattivi: i buoni, solitamente, oltre a lui, sono i suoi pard, i suoi indiani, gli sceriffi, le sue giacche azzurre. I cattivi, invece, sono molte volte gli sceriffi, gli indiani e le giacche azzurre. Questo è il bello di Tex Willer: non ci sono sconti per le caste. Ci si può trovare dalla parte giusta o dalla parte sbagliata anche se indossi una stella, porti una divisa, emetti urla di guerra. Amo Tex Willer per la sua onestà e per la sua terribile ingenuità. È un eroe con la consapevolezza di esserlo, ha la presunzione di essere il migliore e tutti lavorano per lui. Ha, insomma, una buona squadra. Ho riletto ieri un episodio dedicato alla conquista dei terreni nel vecchio West. Piccoli coloni avevano un sogno: coltivare un pezzo di terra. Ma, come sempre, i cattivi tentavano di mischiare le carte, sporcando il gioco, uccidendo e massacrando. Poi arriva Tex e il suo fido Carson e allora il gioco si fa duro: uccidono e massacrano. Ma dalla parte giusta. Perché il bello di Tex Willer è la chiarezza delle cose: sai sempre da che parte stare e Aquila della Notte (il nome con cui è universalmente conosciuto Tex tra gli indiani) riesce sempre a conciliarti il sonno con la certezza di aver ottenuto giustizia.

Dico queste piccole cose perché il panorama quotidiano è costellato da persone spicce, veloci, pragmatiche, quasi alla Tex Willer e dall’altra parte ci sono quelli considerati da Tex “gli alti papaveri di Washington”, i “tromboni” che mischiano le carte, provano a fare andare il corso della storia a modo loro: quello dei grassatori, bari, corruttori. Solo che da Tex Willer questi signori riescono sempre a perdere o, comunque, a non stravincere. Quello che mi rattrista tra il fumetto e la realtà è una sola cosa: mai e poi mai Tex Willer si è mai seduto sullo stesso tavolo di un corruttore, baro, grassatore. Se lo ha fatto, è per dargli una lezione, mica per scrivere insieme le regole. Però mi piace pensare a una soluzione da ultima pagina, dove il finale è diverso e anche nella realtà i cattivi possano essere messi da parte e non ricevuti nei piani alti dei palazzi. Ecco perché amo Tex Willer. Per il finale che ti aspetti. Lui sa sempre come va a finire. Noi, invece, da queste parti, non sappiamo riconoscere un indiano buono da uno cattivo. E non capirlo ci porta a vivere altre storie. Con un finale diverso da quello immaginato nel bellissimo mondo del mio caro e duro Tex Willer.