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Si, no. Forse

Si, no. Forse

“Ciao Enrico.” Lo dice così, con quel fare svogliato e candido che solo lei può utilizzare. Roberta. Per tutti riccioli rossi. Ai nostri tempi la compagna più tosta e più bella che c’era in circolazione. Ci abbracciamo. Come facevamo un tempo. Ci annusiamo molto fugacemente e ci controlliamo le rughe. Era da tempo che non ci si vedeva. Da molto tempo. Tanto che non si fanno discorsi. Solo mezze frasi.
“Erano anni?”
“Forse venti”
“Magari trenta”
“Certo. I favolosi anni ottanta”.
“Anche prima”.
“Certo. Anche prima”.
E’ la vita sospesa di due che si sono sempre sfiorati e non hanno mai avuto il coraggio di provarci.
“Poi, che hai fatto? Ti sei sposata?”
“Certo. Anche divorziata. Sto con un nuovo compagno”.
“Già”.
“Già”
“E tu? Sposato?”
“No, figurati. Non sono mai stato per le cose complesse. Te lo ricorderai.
“Già”.
“Già”
“E che fai di bello?” Lo chiedo anche se lo so.
“La giornalista. Adesso in una testata su internet. Free lance. Scrivo cose di cucina, ricette biologiche, alternative.
“Certo. Alternative”.
“E tu? Suoni ancora il pianoforte?”
“Si. Lo insegno. Al conservatorio”.
“Già”.
“Già”
Non avremmo molto da dirci a parte, almeno da parte mia, una dichiarazione d’amore con tanto di fuga di Bach compresa quando mi prende in contropiede.
“Ma tu cosa voti al referendum? Non sarai per il si, per caso?”
Non so che dire se non un cretinissimo “ci devo pensare”.
“Ecco, come sempre. Potevamo scopare noi due. Ma tu sei una vita che ci devi pensare, vero?”
Se rispondo si sono perduto. Adesso, pare vada di moda il no.
Dico: “forse” e la saluto, come si saluta un vecchio ricordo. Con una punta di nostalgia.
Rientro a casa e mi domando: “Ma che paese è questo dove tutti ci dobbiamo schierare per forza da qualche parte?” Accarezzo un vecchio vinile con un bellissimo salvadanaio su sfondo bianco: Francesco di Giacomo e il Banco di Mutuo soccorso. Ne ho bisogno. Forse.

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