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Se non ora, quando?

Se non ora, quando?

Ho incontrato Francesca, ha 27 anni e lavora ormai da tempo con Vittorio, suo padre, in libreria. Mi ha subito chiesto in quale piazza avevo deciso di andare, visto che lei sa benissimo che mi divido tra Sassari e Cagliari e comunque non sarei riuscito ad essere ad Alghero, seppure la domenica pomeriggio. Nel parlare mi sono reso conto che entrambi non avevamo puntualizzato l’oggetto dell’impegno domenicale ed entrambi sapevamo che l’appuntamento era chiaramente legato alle varie e colorate manifestazioni di domenica prossima, quelle, per intenderci, promosse dalle donne fiere ed orgogliose che chiedono dignità e rispetto e che non si lasciano “usare”. La manifestazione prevede però la partecipazione degli uomini “amici” e quindi, ritenendomi amico di molte donne nonché compagno e marito di mia moglie ho deciso di partecipare. Sarò presente a Sassari, in Piazza d’Italia e spero di poter salutare, in quell’occasione le varie amiche e amici che hanno ancora la forza e la determinazione di “esserci”. Ma non è questo il punto. Francesca, dicevo, mi ha chiesto di questa cosa e io, subito, ho approfittato per scusarmi. “Io mi vergogno” le ho detto “perché mi sento responsabile, insieme a tuo padre e quindi a tutta quella strana generazione di idealisti, di avervi consegnato tutto questo”.
Francesca, minuta e dolcissima, fresca e comunque decisa mi ha stoppato con un disarmante sorriso e mi ha risposto: “Guarda che sia tu che mio padre continuate a scusarvi ma, davvero, noi non riusciamo a volte a capire la vostra rabbia e la vostra vergogna. Questo strano mondo che per voi risulta incredibile per noi, per la nostra generazione, sembra quasi normale e voi la dovete smettere di scusarvi, è solo una questione di passaggi. Voi siete figli del dopoguerra, del 68. Noi siamo il prodotto della noncuranza, dell’indolenza, noi siamo il termine delle passioni. La colpa non è vostra. Voi non riuscivate a capire l’enormità della libertà conquistata con il sangue dei partigiani, non riusciamo a capire la vostra vergogna, ma condividiamo la vostra indignazione.”
Francesca, ventisette anni, laureata in giornalismo, buona lettrice che regala consigli e parole a chi vuole immergersi dentro qualche libro. Francesca, 27 anni portati divinamente e con terribile dignità, ci insegna la strada e ci suggerisce la piazza. Ecco perché domenica sarò insieme alle donne. Perché nel mio mondo ci sono tante “Francesca” che hanno il diritto ad un futuro diverso e io, nel mio piccolo, seppure con qualche senso di colpa, ho il dovere di solidarizzare con questo universo forte, indomabile, dolce e determinato, ad uno strano e bellissimo universo che è creatività, praticità, commozione, essenzialità, orgoglio e che, quotidianamente ci regala pillole di vita e di voglia di esserci: le donne. Che sono tante, che sono belle, come mia nonna che mi raccontava le piccole storie vicino al caminetto, come mia mamma che sapeva nascondere le mie marachelle, come la mia maestra che sapeva essere intransigente, come la mia professoressa che mi graziava nel non interrogarmi, come le mie colleghe che mi perdonano molte cose, come la mia compagna che sa sopportare un “maschio” che, comunque, tenta con molta fatica, di diventare “uomo” e lo fa per essere all’altezza delle donne. Ma non lo confesserà mai. E le donne, nella loro enorme indulgenza capiscono anche questo. Ecco perché dobbiamo esserci. Perché loro sono l’universo pulito, schietto e forte. Loro sono una parte della nostra esistenza. Loro sono le protagoniste delle storie. Loro sono l’essenzialità del quotidiano. Le donne. Arcobaleno di umori forti.

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