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Ritorno alla passione

“Poi c’è il lavoro quotidiano che riguarda qualcosa di impalpabile, di non economico, ma decisivo: la qualità della democrazia.”
Parto da questa splendida considerazione di Emiliano Deiana per provare a chiarire i miei pensieri sui costi della politica e sulla qualità democrazia.(Emiliano ha scritto una nota molto interessante che riporto a conclusione della mia nota).
Sono, da sempre, contrario ai privilegi della casta che non hanno niente a che fare con la qualità della democrazia. Anzi, vanno, davvero, per il versante opposto. Sono contrario, da sempre, alla politica “per professione” nel senso che io credo che tutti i cittadini siano “animali politici” in grado di incidere sulle scelte quotidiane e che possano essere “professionalmente capaci” e non credo, dunqu, a quelli che dicono “è troppo giovane” o “è troppo vecchio”. La politica non ha tempo. Ma detta i tempi e costruisce, giorno per giorno, il senso comune delle cose. Se la campana, da tempo suona con tonfi sordi, è perché noi abbiamo deciso di non sentirla. Ma quel suono è per tutti. E noi lo sappiamo. Sappiamo che il populismo strisciante, in un momento di recessione porta, necessariamente, a trovare un capro espiatorio. Si abbassano i livelli della democrazia e della sua qualità e si innalzano quelli della macelleria a tutti i costi. I politici son tutti ladri, basta con la politica, non ne possiamo più. Sopravvivere dentro la pesantezza di queste considerazioni non è semplice. E riuscire a spiegare, come tenta, con fatica di fare Emiliano, è un’impresa sicuramente ardua e complicata. Come la politica. Ed è questo, fondamentalmente il punto: “quanto vogliamo scommettere sulla qualità della democrazia”? Ha un senso essere ampiamente rappresentati anche nei piccoli comuni? Sicuramente si e, sicuramente non abbiamo bisogno di un podestà, come qualcuno vuol costruire con questi tagli all “casta” e, sicuramente, il sindaco di un paesino non è da considerare “casta”. Il problema, però sono i costi per garantire la qualità della democrazia. Allora dovremmo, se fosse possibile, avere la possibilità di determinare il costo della democrazia e stabilire un budget regionale: 1 euro a testa, per esempio. In Sardegna sarebbero 1 milione e quattrocentomila euro circa all’anno. Detto questo si dovrebbero stabilire gli obiettivi e dividere quei soldi (e non altri) tra tutti i coloro concorrono a fare il bene, in questo caso, della nostra Regione. Raccontata così, mi rendo conto è banalizzata ma non banale. E’ il criterio che va rivisto. Se è vero che dobbiamo risparmiare è anche vero che dobbiamo capire quanti soldi abbiamo. Se io ho bisogno, per il mio lavoro, di un automobile per spostarmi devo sapere, da subito, quanto è il mio budget e se non ho il budget necessario per l’automobile dovrò, necessariamente, trovare un’altra soluzione. Non possiamo continuare a mostrare bellissime auto che non hanno la benzina per camminare. Non fanno parte, inoltre, della democrazia. Per dirla in altri termini – semplici ma non semplicisti – non è importante il tragitto che compie il docente di mio figlio e con quale auto lo compie, l’importante è che mio figlio abbia un buon docente pieno di passione e che spieghi a mio figlio la bellezza della comunità, del crescere insieme, della solidarietà e che gli regali quel pizzico di passione che non guasta per saper osservare il mondo.
Concordo quindi con Emiliano Deiana (che mi chiedeva di spiegare meglio il mio micro intervento alla sua nota) e aggiungo che è importante parlare di costi della politica e qualità della politica. Sarebbe stato bello poterlo fare qualche anno addietro. Concludo con un piccolo aneddoto personale: Nel 2009, quando mi candidai alle elezioni regionali scrissi nel mio personalissimo programma elettorale che, una volta eletto, mi sarei recato da un notaio eavrei decurtato l’equivalente del mio stipendio (che,grazie a Brunetta non è,nel frattempo aumentato) il resto (che era moltissimo) lo avrei utilizzato per costituire una fondazione per raccogliere fondi da destinare agli orfani bianchi: ovvero i figli di coloro che oltre a subire la morte di un padre per incidente sul lavoro non ne avrebbero tratto beneficio in quanto il loro genitore non era assicurato. Ebbene, ricordo che scrissi a molti candidati, pubblicai la proposta sul mio blog e solo quattro (me compreso) si impegnavano a costituire la fondazione da me ribattezzata “anime bianche”. Nessuno dei quattro è stato eletto e a nessunodegli eletti, nel frattempo, è venuto in mente di poter pensare perlomeno a discutere del problema. Peccato. Ritengo che questo faccia parte della qualità della democrazia e non è retorica o demagogia. Ho sempre affermato (e chi mi conosce lo sa) che la politica non ha padroni, un po’ come l’amore. E non ha vincoli. La bella politica è farfalla che vola senza far troppo rumore. Ritorniamo alla passione.

Aggiungo la nota di EMiliano Deiana, per capire meglio il tutto…..

Su questa faccenda dei tagli alle 50.000 “poltrone” occorre dare alcuni numeri per coglierne appieno la natura demagogica e strumentale del provvedimento.Tecnicamente i piccoli comuni sono i Comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti.
In Sardegna sono considerati piccoli comuni quegli enti con popolazione inferiore a 3.000 abitanti.
In Italia i cittadini che vivono i piccoli comuni sono oltre 10 milioni.
Nel 2006 (sono gli ultimi dati disponibili, fonte Anci):
I Comuni con popolazione da 0-499 sono 838;
I Comuni con popolazione da 500-999 sono 1.120;
Sempre nel 2006 la popolazione che risiede nella classe demografica di Comuni fra 0-499 è di 251.671 abitanti mentre quelli che risiedono nella classe demografica fra 500.999 è di 836.002 abitanti. Fra i 1.000.1.999 vivono invece 2.368.548 abitanti.
In Sardegna i Comuni fra 0.499 abitanti sono 40 con un numero di abitanti pari a 12.592.
In Sardegna i comuni fra 500-999 sono 73 per una popolazione pari a 54.929.
In Sardegna i Comuni fra 1.000-1.999 sono 92 per una popolazione pari a 132.107 abitanti.
In Sardegna ci sono 309 su 377 con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti circa l’83% del totale dei comuni sardi. In questi comuni vive un terzo, 534.981, della popolazione sarda.
In Provincia di Cagliari ci sono 12 Comuni con popolazione inferiore a 1.000 (dati Ras 2011).
In Provincia di Carbonia-Iglesias 1;
In Provincia del Mediocampidano 9;
In Provincia Ogliastra 3;
In Provincia di Nuoro 16;
In Provincia Olbia-Tempio 1;
In Provincia di Oristano 48;
In Provincia di Sassari 27;
Per un totale di 117. Nel 2006, secondo i dati Anci, erano 113.
Ed allora andiamo a calcolare come e cosa incidono, dal punto di vista economico, le amministrazioni di questi comuni.
Ogni Comune ha un Sindaco, 4 Assessori Comunali.
Il Consiglio Comunale è composto da 13 membri (Sindaco compreso).
L’indennità lorda per un Sindaco con popolazione inferiore a 1.000 abitanti è di circa 1.200 euro.
Il dei Consigli Regionali, gli imbrogli alla bouvette di Montecitorio, le auto blu, i voli di Stato.
Colpirne cento per lascire gli altri liberi di fare i loro porci comodi, indisturbati, senza nessun controllo sociale, alle spelle dei cittadini onesti che continuano a pagare le ta Vicesindaco percepisce un’indennità pari al 20% di quella del Sindaco;
Gli Assessori percepiscono un’indennità pari al 15% di quella del Sindaco;
I gettoni di presenza per i Consiglieri comunali sono di circa 16 euro a seduta.
Ogni anni in Sardegna si spendono circa 1.684.800 per l’indennità di carica dei Sindaci con popolazione inferiore ai 1.000 abitanti. Costano, 117 Sindaci, come 5 o 6 Consiglieri Regionali.
I Consigli Comunali si riuniscono per un numero limitato di sedute, massimo una volta al mese, e pertanto le spese per le assemblee civiche è davvero ridotto e non supera, salvo delle eccezioni, i 2.000 euro annui.
Poi c’è il lavoro quotidiano che riguarda qualcosa di impalpabile, di non economico, ma decisivo: la qualità della democrazia.
Ogni giorno in Sardegna, nei 117 Comuni oggetto delle attenzioni del Governo Berlusconi, Sindaci, Assessori, Consiglieri comunali lavorano a contatto con i cittadini.
I risultati riguardano le capacità di ciascuno, ma l’attenzione, la vicinanza alle problematiche delle popolazioni riguarda tutti questi amministratori che spesso sacrificano una porzione della propria vita a favore della comunità.
Si tralasciano affetti, carriere, hobby, svaghi a favore del bene collettivo.
Inoltre i Sindaci di queste popolazioni non solo amministrano le popolazioni, ma anche e soprattutto i territori. Territori spesso lasciati all’incuria, all’abbandono e preda, sempre più, degli speculatori del vento, del sole, delle cave, delle discariche. Sindaci e amministratori che spesso, per le coraggiose posizioni che assumono, sono oggetto di attentati, intimidazioni.
Le poltrone che si dice di voler tagliare sono spesso, anzi sempre, delle scomodissime sedie sulle quali sono sedute persone che non hanno nessuna visibilità fuori dai confini comunali, che lavorano nell’ombra, che alimentano, solo col proprio esempio (anche negativo, talvolta) quella cosa bellissima che si chiama democrazia.
Altra cosa che non viene calcolata, di fianco al “prezzo” delle indennità, sono i risultati che si ottengono durante le legislature: opere, servizi, lavori che alimentano l’economie di centinaia e centinaia di piccole imprese, cooperative che sono il motore che muove l’economia della nostra isola.
Questa voce, nelle tabelle del Ministro Tremonti, non è contemplata, ma possiamo assicurare che il contributo dei comuni piccoli e piccolissimi danno alla crescita economica complessiva è determinante non fosse altro che per il fatto che i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti non sono soggetti al Patto di Stabilità.
Ed allora il Governo della Destra nasconde i tagli da 10miliardi di euro (sul walfare, sull’assitenza, sui servizi sociali e scolastici, sul trasporto pubblico locale) con i tagli alla democrazia locale, una democrazia vicina ai cittadini, che ha cura del territorio rurale, del paesaggio.
Ecco perchè bisogna dire No al grande imbroglio, un imborglio che colpisce i “piccoli”, le piccole comunità dove si annidano valori e saperi antichi, dove il culto dell’autonomismo non è campanilismo, ma orgoglio comunitario. Si colpiescono i piccoli per nascondere il mantenimento dei privilegi, delle ruberie di Stato, degli sprechi dei Ministeri eIMG_1120sse e a mantenere in piedi quel che resta di questo Stato sbrindellato.
EMILIANO DEIANA – FORUM PICCOLI COMUNI ED AREE RURALI PD-SARDEGNA
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19:18 , 3 Novembre 2011 Commenti disabilitati su Ritorno alla passione