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#quellavoltache

#quellavoltache

Ho letto con attenzione centinaia di twitter che raccontano quanto noi uomini riusciamo ad essere stronzi e mi sono reso conto che c’è molta fauna cattiva nell’universo mondo. Fauna che non dovrebbe avere la patente in un recinto civile. Fauna di cui, da uomo,  mi vergogno un po’. Dentro questi cinguettii c’è un mondo che non conoscevo o che, ipocritamente,  non volevo conoscere: il mondo di quello che le donne non avevano il coraggio di dire. Mi sono reso conto che si riesce ad essere cattivi anche con degli episodi non esattamente fisici ma che finiscono per distruggere l’anima di chi li subisce.  FR dice che si è beccata insulti pesanti e pubblici a sfondo sessuale da lui e tutti i suoi amici per  mesi; Caterina ci racconta, invece, quella volta che all’esame di storia moderna il professore le disse: “Signorina! E’ luglio, fa caldo: perché non ha messo una gonna corta? Nadiolida confessa il giorno in cui trovò il coraggio di raccontare agli amici che il ragazzo di cui era innamorata la picchiava da mesi. I più non dissero nulla. Mi sono fermato. Ho provato a capire, a dematerializzare le parole che le donne raccontano, come Elenal: alle scuole medie era pratica comune: i maschi arrivavano da dietro, ti infilavano una mano tra le gambe e  scappavano ridendo. Sono ritornato indietro nel tempo, per capire se anche i miei gesti possono essere  stati perfidi, sbagliati, cattivi, bastardi. Non sono il migliore e il più bravo. Non ho mai infilato una mano tra le gambe di ragazze che non erano consenzienti, non mi sono masturbato davanti a nessuna ragazza, non ho mai raccontato ad una cena elegante le vacanze da turismo sessuale con le bambine perché condanno fermamente questo modo di vivere. Meglio, mi fa letteralmente vomitare e vergognare. Però non sono il migliore e il più bravo. Ho letto il twitter di Giulia: “le battute sessiste al lavoro che sono rivolte a tutte, tranne le presenti” e mi sono detto: questa storia l’ho vissuta, ho ascoltato e, forse, ho anche riso. Ho capito che le parole hanno un peso specifico. Sempre. Ho capito che non possiamo dire: io non l’ho mai fatto e neppure pensato. Quanto è sottile il filo che lega tutto questo, quanto siamo pressapochisti noi uomini che ridiamo per delle battute o che trattiamo molte persone da froci o da puttane. Questo è il punto: le parole. Quella volte che le abbiamo dette, magari per rabbia, per frustrazione, perché lo fanno tutti e perché mica ti ho fatto male. Non era uno schiaffo, non era mettere le mani tra le cosce. E invece.

Andate su twitter e cercate #quellavoltache. Scoprirete che le donne hanno un punto diverso per vedere le cose. Lo sapevamo. L’abbiamo sempre saputo. Non siamo i migliori e i più bravi. Non dite che voi non lo avete mai fatto. Leggete quello che le donne dicono e vi renderete conto che ci riguarda. Moltissimo.

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