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Quando c'era la piovra

Quando c’era la piovra

Il 15 ottobre 1990 andava in onda il primo episodio della Piovra 5, orfana del Commissario Cattani.

Beniamino Placido, in un commento su Repubblica, definiva lo sceneggiato come una Messa laica della quale non c’è niente da sorprendersi in quanto “non c’è nessuna comunità che avverta il bisogno di riunirsi di tanto in tanto da qualche parte”. Placido aveva ragione e ho riflettuto molto su questa considerazione  che a 27 anni di distanza rimane comunque valida. Sono stato un attento spettatore della piovra di Cattani e anche quella di Davide Licata, interpretato dal compianto Vittorio Mezzogiorno. Quella piovra, quella nuova Piovra cominciò a guardarsi altrove, andò oltre la Sicilia per raggiungere le sponde del Nord, delle grandi banche, della Borsa e per superare i confini italici. Quella piovra aveva capito cosa stava per accadere. Faccio notare che siamo nel periodo del maxi processo, siamo nel momento cruciale per la lotta alla mafia, ci sono due giudici, Falcone e Borsellino, che stanno per dare un duro colpo a “cosa nostra”.

Quello sceneggiato originale ci fece conoscere il terribile recinto dove la mafia operava. A riguardarla oggi, quella mafia appare meno cruenta. Ma non è vero. Quella mafia era la peggiore, perché, come la piovra, aveva già addentato con i suoi artigli zone che sembravano vergini e che vergini non erano. Quello sceneggiato ci fece comprendere la perfidia: uccisione di poliziotti, dello stesso commissario, violenza carnale ad una giudice, avvocati prezzolati, mafiosi con la cravatta. Tutto quello raccontato nel 1990 dalla piovra 5 è stato purtroppo superato dalla realtà: due anni dopo saltavano in aria uomini dello Stato davanti ad una piovra impazzita e crudele: la più bastarda delle scenografie andava in onda sul serio. Non possiamo dimenticare.

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