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Quali banditi?

Quali banditi?

Leggo da qualche giorno il libro (sono tre volumi molto densi) “Quali banditi?” Di Ugo Dessy e ringrazio la figlia per il regalo ricevuto. Avevo letto qualcosa di Dessy e me ne ero occupato quando scriveva su Sassari sera e per raccogliere alcune considerazioni sul fenomeno del sequestro di persona quando avevo deciso di scriverci il libro “la zona grigia”. Il libro, pubblicato nel 1977 galoppa negli anni dei primi del 900 sino al 1977, appunto e racconta quello strano modo che i “continentali” hanno di dipingere lo strano “popolo sardo”. E’ un libro, per quanto a volte “esagerato” bellissimo e istruttivo che consiglio vivamente anche se, purtroppo, non è più in commercio. Spero nelle nostre sarde biblioteche.
Della Sardegna ci si è occupati sempre in termini di “criminalità e arretratezza e gli studi e le indagini parlamentari si sprecano. Il buon Dessy le elenca con minuzia certosina e con il piglio sarcastico che certi passaggi meritano. E’ bello per esempio ricordare (e della memoria, personalmente, ne faccio una battaglia da tempo) quello che negli anni sessanta era considerato lo studio principe dell’indagine statistica della criminologia. Nel 1967 viene pubblicato, per esempio “otto studi sulla criminalità in Sardegna” edito, udite udite, dal “centro di profilassi della criminalità” con sede a Cagliari. Altri titoli sparsi tra il 1960 e 1964 sono: “Isolamento e criminalità”; “isolamento e istruzione”; criminalità e pastorizia”; “Isolamento e malattie mentali”; “Criminalità e malattie mentali”. Son passati oltre quarant’anni, è vero, ma il severo etichettamento che cominciò con il Niceforo e i suoi studi sul crani criminale del sardo, per certi versi ci ha accompagnato nel tempo.
Siamo nel 2011 (2011, ripeto) e i pastori, quelli del movimento sardo, decidono di andare a protestare a Roma, nella capitale. Lo fanno in tanti e le manifestazioni ormai si sprecano. Decidono di farlo i pastori, esasperati, maltrattati, incazzati e con molta ragione addosso. Verranno assaliti dalla polizia a Civitavecchia. Si dirà che era solo un modo per bloccare molte persone già ubriache e facinorose. Sappiamo che non è così.
Siamo nel 1906 (1906, ripeto) e in quell’anno erano scoppiati, a Cagliari dei tumulti popolari. “Il paese”, giornale radicale, nel numero del 7 luglio 1906 rivolge pesanti accuse al governo e scrive:
“Di fronte ai fatti svoltisi a Cagliari e in altre parti dell’Isola, le classi dirigenti avrebbero dovuto imporsi l’esame sereno delle condizioni economiche e psicologiche del nostro popolo, e, accertata la profonda miseria fisica e morale di esso, esperire i provvedimenti atti a diminuirla prima e cancellarla poi. Invece l’ignoranza e la poltroneria della nostra borghesia, più che il malanno, non hanno voluto né saputo vedere più in là dei soliti mezzi di repressione poliziesca”. (dal libro “Quali banditi? Di Ugo Dessy, vol. 1, pag. 279) .
Eravamo nel 1906 e non nel 2011. Son passati, quindi quasi cento anni e le strategie per non trovare le soluzioni sembrano essere le stesse. Ecco perché è importante la memoria. Ecco perché è bello leggere un vecchio libro ed è per questo che voglio ringraziare Ugo Dessy.

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