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Prima gli italiani e i clochard.

Prima gli italiani e i clochard.

Che risposta possiamo dare alla storia terribile del clochard bruciato vivo? Possiamo forse dire semplicemente che quella risposta è volata nel vento o per caso non riusciamo a fare un’analisi dentro i canoni cui siamo abituati ultimamente? Per esempio: questa storia non rientra dentro l’assunto modaiolo “prima gli italiani”. Perché entrambi i protagonisti sono italiani ed entrambi figli della nostra cultura. Italiano che brucia italiano. Non ci sono albanesi e rumeni e neppure senegalesi o cingalesi. Non ci sono cornici sociali lontane. Il recinto è quello nostro. Non è neppure una storia di mafia o di pizzo non pagato. Non poteva esserlo. Un clochard, al massimo, lotta per un posto migliore in cui passare la notte, al riparo dalle intemperie. Ma non è una storia tra ultimi: almeno apparentemente. Non è una di quelle storie che piacciono tanto ai programmi strappalacrime acchiappa ascolti. No, non è propriamente una storia che ci regala lacrime facili e ci inorgoglisce per come le cose sono andate. Non è una storia di odio sordo e coltivato per anni e non è – almeno da come il presunto assassino la racconta – un omicidio d’impeto, accaduto dopo una rissa o una colluttazione.  E’, più semplicemente, una storia tutta italiana che nessuno vuole raccontare. Il clochard lo è diventato più per necessità che per scelta: figlio di una crisi infinita, di un matrimonio fallito, di una casa da lasciare alla ex moglie e l’impossibilità di pagare l’affitto per un’altra abitazione. Poi la disperazione, la mancanza di un lavoro, il provare a mischiare i problemi con qualche bicchiere di vino. Il pasto caldo alla Caritas e qualche sorriso regalato a chi gli passava davanti. Sono i nuovi poveri, le nuove frontiere di un solco sempre più ampio. Oggi una separazione tra due persone non lascia solo strascichi emotivi ma anche e soprattutto crea una nuova situazione. Il giudice applica la legge e determina che i minori – se ci sono – e il coniuge più debole devono poter continuare a mantenere lo stesso tenore di vita. È una decisione giustissima, eticamente ineccepibile e dalla quale non si può e non si deve tornare indietro. Però. Ecco, questa storia nasce intorno a molti però: da una parte il padre di famiglia che diventa lentamente un clochard, un invisibile e stupisce che la figlia minore abbia detto di non sapere che il padre non aveva un’abitazione stabile. Stupisce, ma non più di tanto. Però il lavoro non c’è in un sud sempre più arido e desertificato dove nessuno vuole e può investire nel futuro di una terra dimenticata e da dimenticare. Una terra che per anni ha vissuto di assistenzialismo puro e dove i posti di lavoro sono stati difesi dai sindacati solo per garantire un salario sociale in fabbriche che, se avessimo avuto coraggio, si sarebbero dovute chiudere da anni. Però il coraggio di non investire in chi si trova in difficoltà è di tutti: dalla chiesa che continua ad osannare la famiglia e da quella sinistra che ha da troppo tempo ormai dimenticato la parola operaio, proletario, ultimo. La saracinesca da quelle parti sembra essere definitivamente abbassata. Però poi c’è il presunto assassino, anch’esso ai bordi della vita, che per “gelosia” compie un gesto atroce, indicibile, inutile e stupido. Però lo compie. In questa storia tutta italiana abbiamo visto un uomo con una bacinella che gettava del liquido su delle coperte dove sotto dormiva un altro uomo. E abbiamo visto – grazie alle telecamere – quell’uomo avvicinarsi e accendere il cerino mentre l’uomo sotto le coperte provava a comprendere cosa gli stesse succedendo. Poi abbiamo visto il fuoco e abbiamo sentito  – anche se non c’era l’audio – le urla disumane di chi è divorato dal fuoco. Questo abbiamo visto in questa storia di provincia, di urla nel silenzio, di proletariato urbano, in questa storia tutta italiana.

Però: prima gli italiani voleva dire ben altro in bocca di chi continua a dividere il paese. Se si cominciasse a pensare sul serio agli italiani, ai loro problemi, alle loro manie, alle loro paure, alle loro solitudini probabilmente potremmo recuperare rapporti che ormai sono del tutto sfilacciati. E siamo sempre più lontani dalla vita di un paese imbastardito, senza sorrisi che guarda un uomo bruciare e si gira dall’altra parte.

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