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Piazza cent'anni di solitudine

Piazza cent’anni di solitudine

Ho sempre pensato che i protagonisti dei romanzi potessero un giorno venirmi a trovare, magari a casa, mentre tranquillamente guardavo la televisione o leggevo un libro. Alcuni li ho amati moltissimo, altri meno, altri ancora li ho detestati e di alcuni ho avuto paura. Misery, per esempio, la protagonista del libro di Stephen King, mi produce sempre una certa adrenalina e, davvero, mi inquieta. Adso, il protagonista del “nome della Rosa” di Umberto Eco spero sempre che un giorno mi venga a trovare. Mi piace quel suo voler scoprire a tutti i costi i misteri della vita. Così nella mia popolosa presenza di personaggi amati e abbracciati leggendo numerosi libri non posso non annoverare quelli di Cent’anni di solitudine. Tutti, indistintamente: da Josè Arcadio Buendìa primo, al secondo, ad Aureliano Rebecca, Rimedios, agli zingari e il loro circo, al grande Colonello Aureliano, il condottiero combattente perdente di tutte le battaglie. Cent’anni di solitudine e Macondo è stata una bella storia. Che mi ha accompagnato nelle colline tortuose dell’adolescenza e ho ritrovato, dopo diverse curve, anche nei rettilinei della compassata adultità. La cosa più bella è immaginare Aureliano Buendìa ricordare la prima volta che ebbe la possibilità di conoscere il ghiaccio. Quel pezzo, decisamente rappresenta l’arte sublime del narrare ed è, forse, il miglior incipt dei tantissimi libri che ho letto. Scoprire che a Perdasdefogu hanno voluto titolare una piazza a “cent’anni di solitudine” mi emoziona moltissimo. E’ un omaggio a Gabriel Garcia Marquez ma è un dolcissimo pensiero a tutti i personaggi della saga di Macondo. Nessuno, per esempio ha mai pensato di titolare una piazza ai “Promessi Sposi” o a “canne al vento”. Probabilmente sbagliando abbiamo pensato sempre allo scrittore e le nostre vie sono intasate da Alessandro Manzoni e Grazia Deledda. Ma abitare o passeggiare in “Piazza cent’anni di solitudine” è di una leggerezza impagabile. A volte le piccole idee rendono il mondo più dolce. Così, quando su una panchina a Perdasdefogu ci si rilasserà, in Piazza Cent’anni di solitudine ci sembrerà che prima o poi passi prima Ursula e poi Josè Arcadio con Melquiades che proclama sorridente: “La scienza ha eliminato le distanze.” Anche le idee come questa finiscono per ributtarci dentro un mondo bellissimo e avvolgente: quello dei libri.

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