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Passerotto senza ali

Passerotto senza ali

Il 16 novembre del 1990 usciva il doppio album di canzoni inedite di Claudio Baglioni. Il titolo portava, fin da subito, a pensare a qualcosa di nuovo, che andasse oltre il passerotto del sabato pomeriggio. Usciva dopo cinque anni di attesa da “la vita adesso” grandissimo lavoro di svolta del cantautore romano dove spiccava, per bellezza e interpretazione “tutto il calcio minuto per minuto”, a mio avviso tra le più belle canzoni di sempre. 
“Oltre” dava l’impressione di scovare nuove strade, nuovi modi di raccontare le cose e cercare tra i risvolti del disco gli apporti musicali erano davvero autorevoli: Pino Daniele, Mia Martini, Yousson n’Dour, Paco De Lucia, Phil Palmer, solo per citarne alcuni. Mica cotiche, aggiungerebbe bonariamente Baglioni. Ho riletto il pezzo uscito sul corriere della sera firmato dal critico musicale Luzzato Fegiz e anche lui evidenziava che, in fondo, questo nuovo Baglioni sembra voler virare verso nuovi orizzonti.
“Io dal mare” è ritenuta una delle canzoni più belle insieme a “signora delle onde scure”.
Di quel doppio album (del quale ho ovviamente copia in vinile) ascoltavo più volte la parte A del disco 1 (dove c’era una pregevole “dagli il via”, forse troppo baglionana ma efficace) e la prima facciata del secondo disco dove si trovano dei piccoli capolavori: da “noi no”, a “signora delle ore scure” “navigando” e la notissima a tutto il mondo karaokiano “Mille giorni di te e di me”, storia di un addio tra due amanti che non hanno più nulla da dire. E’ diventata un classico di Baglioni ed è una canzone struggente e bellissima. Con questa, forse, è riuscito ad andare “oltre”. 
Consiglio l’ascolto di tutte le 20 canzoni. Baglioni, con questo album dimostra che i passerotti erano solo un passaggio tra l’adolescenza e l’adultità.
Si cresce anche tenendo tra le scatole dei ricordi “passerotto non andare via” rammentando che non ci si può fermare solo a quell’immagine fiabesca e appiccicosa perché la vita arriva sempre a qualche bivio e a volte ci si separa un po’ come si si unì  e  bisogna essere bravi a finire prima che quell’amore finisse del tutto.
Passerotti senza ali, in un finale senza tramonto, senza quell’attimo di eterno che non c’è mai stato e, forse, non ci sarà mai. 

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