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non è successo niente

non è successo niente

La densità della vita che ci trasporta e ci raccoglie in piccoli attimi e ci fa rivivere la nostra storia. Che non è allegra e non è dolce. Sapore che si accavalla nelle piccole storie della quotidianità. Ampolle di ricordi che ci sovrastano. Che forza abbiamo per poter contrastare il vuoto che ci opprime? Che forza abbiamo per poter apparire nei salotti mediatici? Nessuna. L’unica densità accolta non è sangue e non è vita. L’unica densità è colla liquida che macina parole e ci rassicura. Non è successo niente.
Non è successo niente. Che significa che niente si è spostato, che niente ha respirato, che niente è defluito, che niente ha camminato, pensato, pianto. Niente. Quel sangue versato per protesta, per non rinunciare alla dignità, non è mai apparso. Mariarca Terraciano non è mai esistita. Sangue inutile cosparso nel silenzio assoluto delle nostre coscienze e nell’assoluto deserto dei salotti mediatici. Sangue per richiedere quello che le spettava, il suo stipendio. Che non arrivava. Da mesi. Attendere i diritti e chiedere di vivere e continuare a sorridere. Invece niente. Mariarca contava i giorni e diventavano sempre più duri, densi, opachi. Come il sangue. Rosso cupo. E allora decide di eliminare quel liquido dalle sue vene. Non metaforicamente. Mariarca si svena sul serio. A poco a poco. Sino all’atto finale. Alla ricerca di una risposta. Occhi scuri che aspettano. Niente. Non è successo niente. Il liquido cammina e scorre e sono piastrine e globuli che abbandonano gli occhi e il sorriso e il corpo di Mariarca che non regge. Lei, quindi, senza nessun rumore, con la lievità che spetta alle anime dolci, se ne va e tutti si affrettano a dire non è successo niente. Il vento non c’è più a rinvigorire gli arbusti e il rosso è solo sangue che ci trasporta dentro un nulla che è tristezza. Ai funerali di Mariarca parenti e amici. Nessuno dei colpevoli, di chi le ha rubato il sangue e la vita, di chi ha deciso, con gocciolante cattiveria, di non farle percepire lo stipendio che le spettava. Da sei mesi.
Una vita. Spezzata, derisa, uccisa. Un omicidio che non avrà nessun indagato nel registro degli uomini. Non è successo niente. Mariarca ha versato sangue, sangue dolce, vero. Non ha usato le parole perché in questo strano mondo pieno di televisioni, blog, giornali, vite in diretta, versare il sangue per uno stipendio non è una grandissima notizia. Non è successo niente. Mariarca se l’è portata il vento. Quello falso, quello delle pale eoliche di Cappellacci, di Verdini e di coloro che acquistano tutto con i soldi. L’acqua, il vento, i sorrisi, gli abbracci. Tranne il sangue. Quello, purtroppo serve solo mischiare le parole di chi non può parlare. Come Mariarca.
Non è successo niente. Ma quel sangue racconta invece che qualcosa è successo. Che abbiamo perso. Tutti. Irrimediabilmente. E che qualcuno, alla figlia di dieci anni di Mariarca qualcosa le deve pur raccontare. Una storia di sangue, di tristezza e di impotenza. Una storia sbagliata.

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