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Non ci sono più le nuvole

Non ci sono più le nuvole

Ho visto il cielo terso stamattina e, paradossalmente mi sono chiesto dove fossero finite le nuvole. Perché la natura aveva deciso di regalare una giornata così limpida e chiara. Che non rispecchia, chiaramente, lo stato d’animo di un paese grigio, confuso e incarognito. Senza neppure la possibilità di sognare dietro un pallone. Mancano le nuvole nel mio illuminato orizzonte e ho provato a immaginare uno spazio ben più ampio dove potessi disegnare nuovi raccordi che raccogliessero pulsazioni ed emozioni. Brandelli di vita. E ho guardato gli occhi di Brancher, occhi lividi da schiavo ed impauriti, per il terrore di essere processato. Poi li ho confrontati con quelli di Cannavaro, occhi lucidi che non volevano guardare e che speravano di poter continuare ancora per qualche attimo, corpi che volevano vivere senza che il sangue circolasse. Ho visto gli occhi degli operai di Pomigliano: occhi forti ma terrorizzati con molte nuvole all’orizzonte,ma con la consapevolezza di non mollare. E ho visto gli occhi di Scajola e di Sepe e di Bertolaso: occhi liquidi che non regalavano nessuna dignità.
Il mio cielo terso, stamattina, mi permetteva di guardare verso l’Asinara dove c’erano altri occhi: quelli degli operai che ancora attendono una risposta da questi uomini che sono riusciti a nascondersi. Ma il cielo è terso affinché tutti noi possiamo vedere con i nostri occhi e cominciare finalmente a capire.

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