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nessun rumore.

nessun rumore.

Ho osservato il mare. Stamattina, a Pula non si muoveva. Non dava nessun segno. Forse era stanco. C’erano poche persone che raccoglievano gocce di sole e ruminavano pensieri. Che non producevano nessun rumore. Leggevo gli articoli del giornale sul mio Ipad e sfioravo, con un dito, il tablet per cambiare pagina. Anche in questo caso nessun rumore. Calma piatta. Ho preso un libro e ho cominciato a divorarne le pagine (Marco Bettini, polvere rossa, bellissimo e scritto davvero molto bene) e mi son ritrovato in una Rimini natalizia ben lontana dalla movida e dalle estati folli. Una Rimini che non produce nessun rumore.
Allora, lentamente ho girato lo sguardo verso una bambina che calpestava l’acqua e sorrideva e provava a raccontare alla madre quella sua bellissima esperienza.
Ho capito.

Lentamente.

Ho capito che noi non possiamo produrre nessun rumore. Non abbiamo neppure le parole per raccontare la realtà che in qualche maniera ci ha superato. La bambina ha la chiave del futuro ed è l’unica che può permettersi di guardare il mare e cavalcarlo. Noi siamo finiti in un altro set. Vorrei dire, alla ragazzina, di stare attenta che da qualche parte ci sono orchi cattivi che comprano ragazzine solo per il disprezzo che si ha della dignità, che ci sono persone che tentano di acquistare tutto con un sorriso ma giuro, non producono nessun rumore. La ragazzina continua a giocare con quel mare forte e fermo. Quel mare che è suo e di nessun altro. Non si comprano le emozioni. Da nessuna parte. E la ragazzina, stringendo l’acqua, lo sa.

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