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In morte di un clochard

In morte di un clochard

Poi dovremmo cominciare a sederci su qualche maledetta panchina della vita e provare a domandarci cosa sia, davvero, la povertà: quella di chi muore perché povero e derelitto o quella di chi uccide perché stupido e annoiato. Perché molte cose sono saltate di questi tempi. Una, sicuramente è il senso e il rispetto della vita. la bilancia non ha più il suo valore antico: anzi, non sembra esistere proprio più. Siamo così gonfi di avidità, siamo così tronfi del nostro nulla che tutto ci sfugge tranne che le cose più amene. Fateci caso: i nostri gatti, per fortuna, godono di ottima salute. Anche i cani e i cuccioli abbandonati. Ci sono file di aiuti nell’universo dei social network per salvarli o accaparrarseli. Siamo un popolo molto attento al mondo degli altri. Che ci fa onore, per carità. Vorrei però che la stessa attenzione fosse dedicata anche alla nostra specie a volte relegata a semplice comparsa nei cassettoni della nostra esistenza. Antonello Satta è stato brutalmente picchiato, le notte di venerdì santo in viale Buoncammino a Cagliari. Nel 2014. Nell’anno che ci sta lasciando. Alzi la mano chi si ricorda il fatto. Quasi nessuno. Eppure era un sardo. Nel senso che il tribunale di Cagliari, dopo 40 anni gli aveva riconosciuto un’identità. Gli aveva creato il passaporto per sopravvivere. Che non è servito. Perché Antonello Satta, clochard, serbo di nascita e sardo d’adozione, invaghito di libertà, da quel venerdì santo non si è più ripreso ed è morto oggi, due giorni prima di natale, senza aver mai ripreso conoscenza. Quei balordi che l’hanno massacrato, invece, non sono stati identificati. Mi chiedo – e me lo chiedo due giorni prima di Natale – se tutto questo ha un senso, se ha un senso postare, taggare, appiccicare nelle nostre bacheche foto dei nostri cani, gatti, bimbi, sorrisi alla ricerca della bontà. Me lo chiedo senza alcuna speranza e con l’assoluta certezza che tutti mi diranno: “la vita continua, la colpa non è la nostra, poverino, noi che ci possiamo fare”. Certo, la vita continua e dobbiamo trovare il regalino per natale anche se a poco prezzo alle persone che ci stanno intorno, i nostri cari, i nostri figli. Magari anche l’osso di plastica per il nostro cane e il falso gomitolo per il gatto. Tutto giusto, tutto in sintonia con il mondo che gira per il verso giusto. La colpa, in fondo è di Antonello Satta che ha avuto la pessima idea di farsi trovare, da solo, in una panchina di viale buoncammino, un venerdì santo dove ha trovato un branco di bastardi che non avevano niente da fare, se non massacrarlo e ridurlo in fin di vita. Antonello è morto oggi, due giorni prima di natale. Noi, chissà perché, continuiamo a costruire le nostre favole che ci permettono di sopravvivere e lasciamo che i vigliacchi continuino a far parte della nostra cerchia, dei nostri conoscenti del nostro strano mondo fatto tutto di “mi piace” dove Antonello Satta non ha più il posto. Poi dovremmo cominciare a chiederci se quello che abbiamo scelto è davvero il verso giusto.

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