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Lilly. Che non c'è più.

Lilly. Che non c’è più.

Cosa hai fatto Lilly? Hai buttato il cuore di tutti nelle cantine della sopravvivenza, hai pasticciato i percorsi dell’esistenza e ci hai lasciato così, senza parole, senza poter dire: perché, perché lo hai fatto? Quando la rasoiata di un suicidio colpisce il tuo torace il sangue è più denso, più vero, più triste. Quando l’ho saputo son ritornato alle giornate in cui ci siamo conosciuti, a quegli occhi velocissimi e quella risata esorbitante. Quella tua voglia di capire, di analizzare, quella tua voglia di vivere e si scompaginare tutti gli accordi del pentagramma. Non capisco Lilly, non riesco a capire perché tu abbia deciso di spegnere la luce, di chiudere le finestre della vita, di lasciare quelle poche frasi che possono essere un epitaffio classico e dolorosissimo: “non ho più voglia di vivere”. Come se fosse facile Lilly raccattare quella voglia, come se fosse semplice rimanere ancorati alle nostre cose. Ma lo facciamo, per amore, per gusto, per passione. Quella che tu avevi nel vivere le cose, nel tuo lavoro che era il mio, nella tua attenzione a saper ascoltare quegli ultimi che, a volte, non avevano più voglia di continuare. Ti ricordi Lilly il tuo primo giorno all’Asinara? Quella tua dolcissima curiosità, quel voler colorare qualsiasi situazione, quel tuo voler comprendere un’isola piccola e diversa dalla nostra. Tu, che hai varcato il continente, che hai provato nuovi orizzonti, che hai affrontato mille battaglie e che hai provato a ritrovare nella ragnatela dell’esistenza un piccolo filo su cui aggrapparti. Cosa hai fatto Lilly? Ci hai sorriso e poi te ne sei andata, ci hai guardato e non hai più parlato, hai riempito di silenzi tutti i discorsi che negli anni abbiamo costruito. Come la tua paura di lasciare Roma, come la tua voglia di provare, come la certezza di riuscire. Non potevi e non dovevi Lilly. Se me l’avessi chiesto, se ci fossimo parlati, magari un messaggio, una mail, una parola. Niente. Il deserto di molti anni perché la vita disegna punti di incontro, momenti di rara amicizia e poi il tempo le dipana. Però, andarsene così, decidere di farla finita, spegnere la luce senza neppure disturbare fa male, decisamente male. Questo voglio dirti Lilly, questo e mille altre cose che rimangono dentro il cuore deriso e ferito: sei stata una collega con molti sorrisi, sei stata una conterranea con la voglia di esserci. Cosai hai fatto Lilly? Questo ti chiedo perché so – e lo so da sempre – che non si chiede mai il perché a chi decide di abbandonare il tavolo da gioco. Mi dispiace Lilly, mi dispiace davvero. Facile dire che tutto è finito, che le ragioni sono sempre difficili da comprendere. Lo so, lo so bene che la vita regala e la vita toglie. Tu, in ogni caso, eri un pezzo della mia vita, una via della mia città di incontri, una ragazza con un sorriso ed una voglia di parlare. Poi, qualcosa non ha funzionato. Non so cosa, non spetta a me dirlo. Però sto male Lilly. E non sono il solo. Tutti noi, colleghi e amici siamo rimasti così, con le mani in tasca e le parole nello stomaco. Tu, per noi ci sei sempre. Era da tempo che non ci si sentiva. Chi mi dice che dentro quel tempo ancora aspetti una nostra parola? Bacio Lilly, che non è tardi. Bacio forte. Ci hai lasciato senza neppure accarezzare il nostro piccolo mondo. Ma un abbraccio riesco ancora a disegnarlo. A nome mio, a nome di tutti i tuoi colleghi, a nome di chi ti ha conosciuto. Ciao Lilly, anche se non abbiamo compreso, ci siamo accovacciati dentro questo gesto e dentro un intenso dolore.

22:42 , 23 Marzo 2019 Commenti disabilitati su Lilly. Che non c’è più.