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Lettera aperta a Mario Bruno, sindaco di Alghero

Lettera aperta a Mario Bruno, sindaco di Alghero

Caro Mario Bruno, sarà che Macchiavelli non è mai stato il mio idolo però certe cose non le capisco. Lo dico con affetto e senza nessuna vena polemica. Appartengo ad una generazione dove questi giochi li facevano gli altri (quelli, per intenderci, dell’ala avversa) e non li ho mai amati. Il gioco delle correnti,  dei preamboli, dei distinguo, delle politiche millimetriche, del manuale Cencelli, del pressapochismo, del battere e levare. Queste cose, diciamocelo, le facevano i democristiani.

Carissimo Mario, seppure siamo della stessa generazione non ci siamo mai frequentati e non abbiamo, se non da adulti, degli amici in comune. Alghero, si sa, non è piccola anche se una volta ci si conosceva tutti.

Quello che il Partito Democratico di Alghero (e non solo di Alghero) cerca di far comprendere stento ad assimilarlo. Che significa crisi pilotata? Che significa che ci vedremo fra 15 giorni, che significa che si sta attendendo un passaggio da quello che è stato il tuo partito? Questo credo sia il punto ed è, come scrivi nella lettera, una motivazione esclusivamente politica. Da oggi, quindi, mi par di capire, ha inizio un periodo di verifica, che dovrà necessariamente concludersi – sono sempre parole tue – entro il prossimo 5 novembre; un periodo “utile per ristabilire solide condizioni politiche e continuare così a raggiungere significati risultati amministrativi”. Questo lessico non lo capisco, come non comprendevo De Mita, Dona Cattin e, in certi passaggi, Aldo Moro. Pare di capire che non ci siano, oggi, solide condizioni politiche che, magistralmente ci saranno entro il 5 novembre. Sappiamo tutti – tu ed io, ma non solo  – che le cose non stanno in questi termini. Non ci si rappacifica in pochi giorni senza seri e complicati passaggi che, a me pare, non ci siano.

Il Partito Democratico algherese è da tempo molto lontano dai miei orizzonti ma non vivo di nostalgia. Ho sempre amato poco le fusioni a freddo (quella tra i DS e la margherita è stato l’errore politico più grave) e ho mal sopportato chi tentando di costruire qualcosa sposta i paletti del cantiere. Senza nulla togliere agli anni in cui hai svolto il mestiere di sindaco con dignità, quest’ultimo passaggio non lo condivido. Alghero ha bisogno di risposte che non sono giochi alchemici dentro le buie stanze delle segreterie di partiti che a malapena rappresentano il 2% dell’elettorato (intendo come tessere e non come voti, non mi fraintendere). Alghero avrebbe bisogno di serenità, pianificazione, scommettere sui giovani, sul futuro del turismo, su scelte strategiche che in alcuni casi ci sono state (penso al giro d’Italia, al rally, cose per le quali devi andare fiero) ma non ha bisogno dei vecchi teatrini democristiani poco amati in via Mazzini quando, ai miei tempi, c’era un partito comunista che diceva altre cose e si poneva in maniera sicuramente diversa. Certo, il mondo è cambiato e forse si è evoluto, ma dire che ci si dimette per ristabilire solide condizioni politiche non aiuta alla crescita della città. Lo dico per troppo amore per la mia città che sento distratta e lontana, lo dico per la passione che mi ha sempre contraddistinto quando si parla di politica, quella vera, sanguigna, fatta di scelte che possono anche dividere ma che servono a far crescere le persone.  Lo dico perché non credo a questa soluzione molto “arraffazonata”, molto democristiana, molto “vintage”.  Caro Mario Bruno mi dispiace, ma io queste alchimie  proprio non le capisco. E, probabilmente, non le capiscono molti cittadini e questo ti dovrebbe preoccupare.

Con la stima e l’affetto di sempre, ti auguro buona strada. Ne hai  sinceramente bisogno.

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