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Lettera ad un sindaco

Lettera ad un sindaco

Gentile Signor Stefano Lubrano,

capisco che potrà sembrare imbarazzante ricevere una lettera da un cittadino algherese non più residente nella città catalana perché in trasferta per lavoro. Sono, probabilmente, la persona meno adatta per chiedergli alcune cose ma, seppure non chiamato in causa come residente, mi chiamo in causa come algherese in quanto, l’origine è come un tatuaggio che ci portiamo sulla pelle e resta come segno indelebile. Sono algherese. Come lei. Lo sono per circostanze complicate ma lo sono, sopratuttto perché mi sento profondamente algherese. Ho dentro il rumore del maestrale, diverso da quello di Cagliari – città dove adesso risiedo – ho nel mio orizzonte Capo Caccia e non la sella del diavolo, porto in tasca tutti i miei ricordi che mi costringono a pensare e sentire Alghero dentro. Pensi, ci ho ambientato anche i miei due libri e il mio personaggio, il Magistrato Claudio Marceddu è un algherese convinto. Un po’ come me.

Signor Lubrano, questa lunga premessa per fargli capire il mio amore per la città, per la gente, per le vie, per il mare, per tutto ciò che rappresenta Alghero. E per provare a spiegare la sua disattenzione alle cose, la sua totale mancanza di rispetto per la gente e per i problemi della nostra città. Non è il solo. E’ vero. Sedici mesi fa era stato presentato come il nuovo (parola di cui francamente diffido: nuovo di che e rispetto a chi e a che cosa?) come la soluzione a tutti i problemi, come la possibilità di portare una ventata diversa ad un comune (meglio, a “la comune” come si dice in maniera bellissima ad Alghero) travagliato e “alljuato” (locuzione intraducibile ma rende l’idea di una città totalmente innamorata del suo lezioso e dolcissimo far niente, se non prendersi il sole e alljuarsi).

Insomma, questo era stato detto e, detto fra noi, non ci avevo creduto. Queste operazioni strane di persone che, come lei aveva dichiarato di aver votato – da giovane, per carità – per Berlusconi mi aveva sinceramente spiazzato. Mario Bruno però garantiva per lei e il PD per tutti. Già, il PD che, ad Alghero non mi sembra, almano in questi ultimi tempi, una grandissima garanzia. Ci si doveva occupare del palazzo dei congressi, della marea gialla, del nuovo modo di fare “turismo”, nel dover dare risposte ad una città sempre più avvitata nella crisi e nei ricordi di “porta sarda del turismo”. Ci si doveva occupare del META, del parco di Porto Conte (in questo caso se ne è occupato, eleggendosi presidente, carica a cui, non mi pare abbia rinunciato), della green economy, dei giovani, di Surigheddu. Niente. Signor Lubrano. Non è successo niente. Si è assistito, invece, ad una girandola sensazionale di parole, di richieste, di rifacimenti, di presentazioni di nuove giunte con nuovi nomi (la parola nuovo continua a non convincermi) e, da Cagliari, dove vivo, quelle parole giungevano vuote, inutili, lontane.

Abbiamo perso. Tutti. Gli algheresi che hanno creduto in lei, quelli che lo hanno indotto a candidarsi nel centro sinistra, quelli che lo hanno votato, quelli che hanno aspettato un posto di assessore e non lo hanno avuto, quelli che non hanno votato e per rinuncia hanno determinato la sua vittoria, quelli che dicono – adesso – lo avevamo previsto (come me). Insomma, sconfitta generale.

Signor Lubrano, le chiedo, gentilmente, di provare a ritornare cittadino e chiedersi, lei insieme a tutti i consiglieri di questa città silente, rattrappita, piccola, incapace di disegnare orizzonti, se tutto questo ha un senso, se è lecito non riuscire a pianificare e portare avanti un progetto, se è lecito chiudersi ostinatamente in scelte che tutti reputavano sbagliate, se è lecito essere giunti a questa conclusione. Capisco, dirà che la colpa non è sua. E gli altri diranno il contrario ed altri ancora ed altri ed altri.

Quanto mi rattrista questo nuovo modo di fare politica che in sedici mesi diventa vecchio e stantio. Credo che lei, signor Lubrano sia una persona stimabilissima, gentile, pacata, onesta. Ma, a quanto pare non è bastato. E’ mancata, probabilmente la passione per un mestiere complesso e difficile che dovrebbe essere gestito come un capo operaio in una grande officina. Un’officina dove bisogna saper riconoscere tutti i motori del motore. Ma non solo: bisogna saper riconoscere gli odori e avere le mani sporche di grasso.
Lei, in questo, ha fallito. Mi rammarica, davvero, dover scrivergli questa lettera che giro anche a qualche algherese per eventuali riflessioni. A meno che tutti gli algheresi, per colpa di questa estate quasi infinita, siano ancora terribilmente e felicemente “alljuati” .

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