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Le periferie del mondo.

Le periferie del mondo.

Se vi appoggiate davanti alle periferie della vita sentirete un rumore intenso, lontano. C’è qualcuno che ci racconta un mondo che non è quello, che ci disegna un paesaggio deformato, diverso da quello reale. Non è mistificazione, per carità. Non è neppure demagogia o propaganda. E’ una musica inutile e stantia che una parte del pianeta vuole sentire. Una parte di varia umanità che cammina a ridosso di quelle periferie gonfie di polvere e tristezza. Quella parte di Italia che non ce l’ha fatta e non ci ha neppure provato e che, comunque, è in attesa non proprio di emergere quanto di affossare l’altro, quella periferia variegata e colorata che ha votato “di pancia” e che osserva gli ultimi non con lo sguardo attento e riflessivo ma con un taglio decisamente beffardo e grottesco: quello di chi è destinato a sopravvivere, ma non accetta di arrivare ultimo, perché il fondo estremo appartiene sempre agli altri.  Questa è la storia che ci sta passando davanti ed è inutile infarcirla di discorsi alti. Non siamo stati in grado di affrontare l’emergenza perché dentro l’emergenza siamo soliti sopravvivere e sguazzare, approfittandone e ridendo davanti ai terremoti. Non riusciamo neppure ad immaginare quanto legnoso e triste può essere il cuore di questi bambini, donne e uomini respinti da una paura stupida ed infantile che non tiene conto del peso della dignità. Non è di Salvini la colpa o della destra e neppure del governo. La colpa si annida dentro i nostri sguardi atroci, capaci di intentare nobili cause a favore dei cani randagi, ma assolutamente asettici davanti ad un uomo che fugge da una periferia bastarda che non ha scelto lui. Perché di questo si tratta: stiamo sputando sulla casualità, stiamo costruendo barriere davanti a chi non ha scelto la parte sbagliata per nascere, posto che la nostra sia quella giusta. Non è di Salvini la colpa o della destra e neppure del governo. Questi sguardi cattivi, duri, carichi di odio sono il risultato della mancanza di conoscenza, della poca propensione all’ascolto. La stessa che si utilizza quando qualcuno prova a dire qualcosa per la quale un altro non è d’accordo. Quella canea di uomini piccoli, dotati soltanto di istinto massaggiato da mondi inesistenti, quella predisposizione a discutere tutto con la bava alla bocca, quella mediocrità che ci ha trasportato nell’analisi veloce e ci accompagna nel buio della cattiveria. Ebbene, la vostra bava, le vostre urla, i vostri denti che colpiscono la carne viva di bambini, donne e uomini disperati, sono gli stessi che chiedono pietà quando vi trovate davanti al vostro baratro, quando qualcuno vi ha rastrellato il futuro, quando chiedete piagnucolando scusa per i vostri miserrimi errori che devono, per forza, essere compresi. Ebbene, quando si capirà che dentro quei barconi ci sono storie terribili ma che non intaccano la nostra società, quando qualcuno si alzerà e senza urlare potrà raccontare del popolo italiano che è finito nella periferia del mondo per colpa di concittadini avidi, insulsi, che truffano, spacciano, distruggono e rappresentano il vero pericolo per i nostri figli, allora potremmo dire di essere davanti ad un nuovo modo di concepire le cose, con una prosa pacata e riflessiva. Quelle persone che giungono con i barconi alla ricerca di opportunità non rubano il lavoro ai nostri figli: quelle persone andranno ad ingrossare le fila dei caporali nelle terre di mafia e verranno sfruttate per raccogliere pomodori, mestiere che nessuno di noi intende fare. Bussate alla porta di chi ha ridotto l’Italia in questo modo. E bussate forte, con la stessa rabbia, con la stessa bava alla bocca. Bussate dalle vostre parti, dai vostri vicini di casa con il giardino ordinato e la Jaguar parcheggiata e il sorriso stampato in faccia. Bussate e chiedete: “Tu, che hai distrutto il mio futuro non pagando le tasse e arricchendoti illegalmente, tu con qualche barca intendi andartene? In quale porto credi di approdare?” Oggi respiriamo una brutta aria e l’ossigeno ha un costo troppo alto e troppo lontano dal cuore.

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