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l’arroganza del padrone

l’arroganza del padrone

Non mi piace chi vuole avere ragione solo perché alza la voce. Non mi piace chi inveisce e usa madri, sorelle, fidanzate, amanti e chissà cos’altro ancora per dipingere la filiazione di chi ha davanti. Non mi piace chi usa termini rozzi, chi ha sempre una bestemmia da coniare contro qualsiasi cosa e a qualsiasi costo. Io, di mio, dico le parolacce e, sempre di mio, alzo anche la voce. Quando lo faccio, subito dopo mi vergogno. Perché mi riprometto sempre di essere all’altezza della situazione, di dover essere sempre un tono più basso di chi mi risponde, perché provo, da sempre, a mediare, tento sempre di provare a discutere. Ma quando ho visto il filmato che riguarda l’imprenditore bresciano Paolo Clivati che stamattina se la prendeva, inveendo, contro i suoi operai che si rifiutavano di farlo entrare in fabbrica perché, a quanto pare, la vuole smantellare lasciando sul lastrico un cospicuo numero di famiglie mi son sentito, subito, dalla parte degli operai. Ho ascoltato e provavo rabbia, impotenza, provavo anche vergogna a dire il vero. Per le frasi che il signor Clivati lanciava. Una su tutte mi ha colpito. La peggiore: “vi ho pagato gli stipendi, cosa volete?” Una frase di una violenza inaudita che meritava una serie di parolacce. Ma un lavoratore, asimmetrico nei confronti dell’agitato imprenditore gli ha risposto: “Guarda che gli stipendi sono lavorati”. Ecco, volevo ringraziare quel lavoratore e voglio sperare che il signor Clivati, da Brescia, ci ripensi. Non deve alzare la voce. Non deve pretendere con la forza, deve solo rispettare le persone. Non è difficile. Se prova a fermarsi un attimo rischia pure di riuscirci.

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