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La storia siamo noi (e non loro)

La storia siamo noi (e non loro)

La cosa che infastidisce di più nell’uso cretino della foto di Anna Frank utilizzata come insulto ai tifosi di una squadra, non è tanto l’immagine con la maglietta sportiva, ma è l’assoluta ignoranza. Questo ho pensato quando l’ho vista e mi ha rattristato il fatto che esistano persone (e forse generazioni) che devono fare i conti non solo con l’odio ma con la storia.

Quella storia che nessuno osa più visitare, presi come siamo da consultare compulsivamente le poche notizie su Wikipedia convinti che quella è la Treccani del futuro, quella storia che non fa sconti agli ignoranti, a quelli che si accontentano delle poche frasi di propaganda che qualcuno ha infarcito per loro, quella storia che  tiene il  conto dei morti inutili, delle stragi, degli olocausti, che dovrebbe riuscire  a spiegare quanta vita c’era nelle speranze di una ragazza che aveva diritto non solo a viverla la vita, ma anche a viverla con dignità.

Dietro quella foto con addosso una maglia di una squadra di calcio  avversaria –  costruita da tifosi convinti di essere oltremodo  molto  ironici – si nasconde tutta la pochezza, l’insussistenza enorme della vacuità di certi personaggi.

E’ scoraggiante scoprire che   queste persone siano vicino a noi, osservano i nostri stessi orizzonti, prendono lo stesso treno, guardano lo stesso telegiornale, laikano i post dei nostri amici e, forse, anche i nostri. Mi vengono letteralmente i brividi quando penso che quelli che hanno voluto sfregiare la foto di una ragazza che rappresenta la voglia di “esserci” possa, nei primi mesi del 2018, recarsi tranquillamente a votare.

Di questo ho paura, del male che possono arrecare con una semplice matita certe persone che ignorano la storia degli uomini.

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