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La senatrice Segre e la terza dose (La Nuova Sardegna, 30 novembre 2021)

La senatrice Segre e la terza dose (La Nuova Sardegna, 30 novembre 2021)

“Quando il mondo classico sarà esaurito, quando saranno morti tutti i contadini e gli artigiani, quando non ci saranno più le lucciole, le api e le farfalle, quando l’industria avrà reso inarrestabile il ciclo della produzione, allora la nostra storia sarà finita”.
Lo scriveva, con una certa enfasi poetica e polemica, Pier Paolo Pasolini.
Ho sempre pensato che manca un tassello a questa frase, tassello che, beninteso l’intellettuale  friulano non poteva aggiungere perché non lo conosceva: l’inutilità delle parole, l’uso degli insulti gratuiti, il divagare nell’oceano dello sciocchezzaio umano e il disconoscimento della storia. C’era anche ai suoi tempi ma non con questa quotidianità dove, ormai, è difficile inseguire cosa sia più orribile e disgustoso. Questo voler scrivere sempre qualcosa contro qualcuno è pericolosissimo e ci espone a figure meschine e sinceramente difficili da catalogare nello spazio della ragione e dell’etica.
Liliana Segre è una senatrice della nostra Repubblica, è una testimonianza struggente di ciò che è stata la persecuzione nazista contro un popolo inerme e innocente, è la dimostrazione che la storia deve essere raccontata e ricordata, è necessario che la sua testimonianza sia luce in periodi nei quali si vuole a tutti i costi spegnere il  chiarore dell’intelletto, si vuole a tutti i costi – per dirla con Pasolini – far morire le lucciole, modificare la memoria e la storia.
Liliana Segre è il racconto vero della sofferenza, dell’atrocità della guerra, dell’inutilità delle persecuzioni: è la lucciola che illumina quella notte che vorrebbe non avere punti di riferimento. Liliana Segre vive anche i nostri tempi e lo fa con attenzione, fermezza, lo fa continuando a testimoniare la sua storia, ma non solo: è una senatrice e si occupa anche – e per fortuna – del presente.
La senatrice si è vaccinata con convinzione, con assoluta normalità e in questi giorni ha deciso, come tanti, di effettuare la terza dose. Ritiene – come molti – che sia una scelta importante per il paese, ritiene sia il sinonimo di libertà. Lei che ha vissuto, davvero, l’orrore dei campi nazisti, che ha subito il marchio infame di un numero sul braccio, la stella di David come segnale di disconoscimento, sa benissimo cosa significhi subire questi schiaffi alla dignità umana. Eppure sembra non sia sufficiente, sembra non bastare.
Così, dopo la notizia della senatrice che è stata vaccinata con la terza dose, Fabio Meroni, consigliere leghista a Lissone, provincia di Monza/Brianza, ha deciso di scrivere un post che comincia proprio con un invettiva “C…o, mancava lei…. 75190”, ricordando, con quel numero, la matricola che la Senatrice Segre porta ancora nel braccio e nell’anima.
Il consigliere ha subito rimosso il post – e questo, a dire il vero, è un’aggravante e segnale inequivocabile di persona che non ha il coraggio delle proprie, seppure pessime, idee –  e ha provato  molto goffamente a scusarsi: “In questo clima d’odio purtroppo anch’io mi sono lasciato coinvolgere e in moda totalmente sbagliato ho cercato di esprimere il mio pensiero. Voglio chiedere scusa, che non intendevo in nessun modo offendere. Ribadisco la mia stima nei suoi confronti”
Ho ragione di ritenere che la rettifica sia falsa e non corrispondente alla realtà in quanto Meroni, penso capace di intendere e di volere, non poteva pensare che scrivere il numero che ricorda la persecuzione degli ebrei e ricorda terribili momenti alla senatrice Segre fosse come un manifesto politico di critica nei confronti di un atto, peraltro non politico, che Liliana Segre aveva compiuto.
Meroni non può affermare si essere caduto nella trappola del clima d’odio, clima che, guarda caso, è stato creato da movimenti politici che mirano proprio a questo e, a naso, sembrano molto vicini al consigliere di Lissone. Finiamola con queste giustificazioni: questo è un atto perfido, inutile, poco politico e non c’entra nulla essere a favore o contro il vaccino.
Qui si uccidono le lucciole e la nostra storia rischia inesorabilmente di finire.

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