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La rabbia senza futuro (La Nuova Sardegna, 15 agosto 2019)

La rabbia senza futuro (La Nuova Sardegna, 15 agosto 2019)

Quella voglia di aggredire la vita senza annusare quella degli altri. Queste storie maledette che si intrecciano come le catenine rubate, strappate. Come le vite di Eleonora, la mamma di 39 anni che morì nella calca di una discoteca insieme ad altri cinque minorenni il 7 dicembre 2018 a Corinaldo, un paese nelle Marche. Erano in quella sala che aspettavano l’esibizione di un cantante che tra i giovani va per la maggiore Sfera Ebbasta. Tutto questo sembra uscire da un b-movie, da un romanzaccio scritto male e corretto peggio, con una trama quasi incredibile. Se non fosse maledettamente vera. Sono stati arrestati i sette cavalieri del male, coloro che giravano nelle discoteche e nei concerti a strappare catenine e rivenderle ad un”compra-oro”, sono stati arrestati. Con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti con strappi e rapine. Sono ragazzini – tranne il ricettatore, un uomo di 65 anni – sono figli del nostro tempo, di questi tempi maldestri e pasticciati dove tutto sembra possibile: dall’uscire indistubati con un coltellaccio da caccia ed uccidere un carabiniere allo strappo di catenine provocando una strage per fuggire, dopo aver utilizzato lo spray al peperoncino. Cose di queste parti, ma non solo. Dall’altra parte del mondo, in Texas, un ragazzo di 21 anni imbraccia un fucile automatico d’assalto e spara tra la folla inerme: almeno ventidue morti e moltissimi feriti. Da quelle parti la detenzione delle armi è lecito e il loro presidente Trump, uno che sull’uso delle armi ha basato la sua campagna elettorale, davanti a questa ennesima strage americana ha twittato “Dio sia con tutti voi” come se la soluzione a questi complicati puzzle sia in mano di enti superiori, come se chi predica sicurezza, muri da innalzare, arroganza planetaria, minacce verbali quotidiane, sia del tutto estraneo a queste efferate stragi.

Quelle facce sorridenti ed irridenti, quel mondo molto simile, globalizzato, quello “sballo” fatto di rincorse, per avere sempre tutto e subito, la voglia dei soldi facili, la scaltrezza di trovare soluzioni semplici senza neppure mettere nel conto che potresti rovinare le vite degli altri, quella noncuranza per la vita, per la gioia, per la bellezza, quel camminare muti e con la musica perennemente “a palla” rincorrendo un domani che è già ieri, quella cattiveria fatta di sotterfugi, mosse veloci come un videogame si scontrano poi con il mondo reale, quello dove per fortuna vieni fermato, arrestato, bloccato e messo davanti alle tue nefandezze, a quel tuo male di vivere, a quella stupida ossessione fatta di “qui ed ora” dove non ci può essere lo spazio per un coltellaccio da “Marines”, dove è un reato utilizzare uno spray in maniera improprietà, dove è follia imbracciare un fucile automatico d’assalto. Poi, ad un certo punto ti ritrovi solo, dentro una cella umida, ad inseguire i fantasmi di una vita disegnata male e colorata peggio. E se costretto a comprendere che hanno rovinato molte vite, compresa la loro. Paolo Curi, il marito della povera Eleonora, morta nella strage di Corinaldo ha detto: “A dire il vero mi fanno un po’ pena. Anche rabbia”. Certo, sentimenti leciti e sacrosanti. La pena e la rabbia rappresentano quel mondo dove questi ragazzi pascolano con le loro illusioni, con la loro assurda voglia di monetizzare tutto, anche l’amore. C’è un concorso, in un social, dove si vince un drink gratuito se la ragazzina “limonerà” con uno sconosciuto. A questo ci siamo ridotti, a comprare un bacio come si acquista un quaderno, un giornale, una rosa. La pena e la rabbia ci accompagnano all’interno di queste storie “bastarde”, impure, ma non fuori dal nostro  circuito sociale. Proviamo a guardare il deserto emozionale che è stato costruito negli ultimi tempi: siamo davanti a muri che si innalzano, porti che si chiudono, urla e minacce di morte, insulti quotidiani e mi venite a dire che tutto questo non c’entra. Se lo pensate non avete mai dato un bacio per davvero. Ed è per questa indifferenza, per queste spallucce che si alzano,  che provo pena e rabbia.

 

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