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La politica: istruzioni per l'uso.

La politica: istruzioni per l’uso.

Ma, in fondo, cos’è esattamente la politica? Negli ultimi decenni abbiamo sempre utilizzato la parola in senso negativo. Chi si occupa di politica è un furbo, un voltagabbana, un manipolatore, uno che non ha voglia di lavorare. Oppure è stata utilizzata come parola salvifica, risolutrice: questa è una questione politica, se ne deve occupare la politica. Sono giorni e tempi duri dove gli schieramenti sono riconducibili ad un bieco tifo da stadio: guelfi e ghibellini, giustizialisti e garantisti, interventisti ed attendisti. La politica è lo scontro quotidiano. Eppure una volta  era considerata un’arte. Serviva a governare la società e quindi gli uomini. Era uno strumento favoloso e utile e il termine derivava dal greco “polis”, semplicemente città. La politica racchiude dunque la città, con i suoi abitanti, le sue storie e le sue contraddizioni. Ma cosa è esattamente la politica?
E’ passione, come quella di Giovanni Amendola che nella ricerca interiore si interroga sul misticismo e il razionalismo; è Roberto Benigni che  prende in braccio Enrico Berlinguer e si rende conto della leggerezza intensa dell’uomo.
La politica è conoscenza, istruzione, agitazione, entusiasmo. La politica è, come ci ricorda Antonio Gramsci, pessimismo con l’intelligenza e ottimismo con la volontà. La politica è una partita di calcio dove nessuno fischia l’inno dello stato avversario, è sorridere delle proprie vittorie e rispettare le sconfitte degli altri; è la Guernica di Picasso, l’urlo disumano contro qualsiasi guerra. La politica è saper giocare a scacchi, gettare le basi per un nuovo disegno; è raccontare la verità, ma non tutta; è raccontare le bugie, ma non sempre. La politica è quel martello che ha abbattuto il muro di Berlino; è riconoscere di essere inferiori a qualcun altro ma non ammetterlo con sincerità, è comprendere di essere superiori a qualcun altro ma non vantarsene troppo.
La politica è attesa, una partita a carte dove c’è sempre qualcuno che bara e non è detto che sia sempre lo stesso; è l’amore per la propria patria e la propria bandiera ma è anche la lotta per comprendere ed amare le altre patrie e le altre bandiere. Con la politica si governa. Lo si può fare bene o male ma su un punto dobbiamo essere chiari: non ci si improvvisa. Chi è onesto può benissimo svolgere un ruolo nella politica ma non basta, chi è disonesto svolge un ruolo nella politica ma non serve. Occorre conoscere, essere curiosi, attenti e pronti a controbattere.
Il buon politico lo si soppesa dai suoi silenzi ma non sempre chi sta troppo zitto è un buon politico. Il politico non deve miscelare la religione con lo Stato ma ciò non significa che non possa professare la propria religione. La politica è bellezza, sudore, è Sandro Pertini che gioca a carte don Dino Zoff dopo la vittoria al mondiale del 1982 ma è anche Sandro Pertini che ci ricorda di essere al fianco di chi soffre umiliazioni e oppressioni per il colore della pelle, che ci rammenta che “non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale e se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare”.
La politica è libertà, coscienza sociale, è prendere posizione, difendere con forza le proprie ragioni conoscendo anche quelle dell’altro. La politica non può ridursi a randellate virtuali sulle bacheche dei social, non può limitarsi a qualche mail compresa male, all’essere tutti contro tutti. Mi ricorda un vecchio adagio: quando l’arbitro fischia il rigore per la tua squadra ha sempre ragione, quando invece fischia contro quell’arbitro odia la tua squadra, è un complottista. Questo modo di agire non è politica.
La parola è bellissima e immensa: città. Ci siamo tutti. Impariamo ad usarla senza scandalizzarci.
La politica è un mestiere che si impara e non si improvvisa. Come di questi tempi.

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