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La persecuzione di Berlusconi (e l’ossessione)

La persecuzione di Berlusconi (e l’ossessione)

Parto da una piccola e curiosa affermazione dell’Onorevole Cicchitto che ha rilasciato, chiosando sulla giustizia, l’altra sera a Ballarò: “Se Berlusconi fosse stato inquisito una o due volte, il problema non si porrebbe. Sarebbe una semplice operazione giudiziaria. Ma siccome è stato inquisito dal 1994 ad oggi oltre 34 volte, allora è una persecuzione.”

Ho ascoltato con vivo interesse il passaggio e, come sempre, ho riflettuto. E, con la mia mente ho riaperto i cassetti del mio vecchio lavoro, trasportandomi con i ricordi nella mia lontana isola: l’Asinara. Era il 1992. Fine agosto. Quando le pale degli elicotteri sbriciolarono il silenzio di un’estate rumorosa solo a Stintino. Arrivavano i mafiosi e i camorristi. Fornelli.

29 agosto 1992.

Per la precisione.

Era l’anno maledetto, quello dell’uccisione di Falcone, Borsellino e delle loro scorte. Anime frastagliate. Giudici, sangue che qualcuno, ancora oggi, vuole cancellare. Ecco, dentro quelle sezioni di Fornelli – che si riaprivano per l’occasione – arrivavano uomini muti ed impauriti, ma con occhi lucidi e fermi. Dopo qualche giorno chiesero un incontro e ci parlai. Qualcuno chiese poche cose, altri come uscirne da quell’inferno, altri volevano solo lavorare. Ma quegli sguardi solidificati di un mafioso condannato a quattro ergastoli e con la solida certezza di nuove condanne me lo ricordo.

Si sedette con molta calma, spostandosi lo sgabello, producendo un lievissimo stridulo, quasi a voler confondere gli umori. Si guardò intorno, compenetrandosi tutto il vuoto che quella stanza produceva e soppesò il mio volto e le mie mani, che rimanevano ferme davanti ad un foglio bianco. Non pronunciò il suo nome, partiva dal presupposto che lo conoscessi.

Ed era vero.

Si costruì uno sguardo adatto alla circostanza, al vuoto e alla pesantezza della situazione. Mi disse: “Vede, se fossi stato condannato ad un ergastolo credo ci potesse stare, avrei avuto fiducia nella giustizia. Ma quattro ergastoli e oltre venti processi sono davvero troppi. Dimostra che mi vogliono perseguitare”. Chiese soltanto di poter partire il più velocemente possibile da quel posto che non era adatto a lui. Risposi che non dipendeva da me. Come non dipendeva da me il giudizio nei suoi confronti. Ci salutammo con una lieve stretta di mano e gli sussurrai, quasi di soppiatto: “Se fosse stato condannato ad un ergastolo sarebbe colpevole di un reato, se è stato condannato a quattro ergastoli e la sua posizione è ormai definitiva, significa che ha commesso quattro orrendi delitti. Trovo davvero difficile parlare di persecuzione. Magari è lei a perseguire troppo il delitto. Buona fortuna”.

Non ci siamo più visti. Ho saputo delle sue ulteriori condanne e non credo, davvero, sia stato perseguitato. Esistono gli errori giudiziari. Ma non ho mai visto, in tutta la mia carriera, un concentrato di errori su una sola persona. In ogni caso trovo davvero inconsuete certe affermazioni e sarebbe bello provare a difendersi ed essere assolti. Capita anche questo. Chiedere all’Avvocato Pisapia, per esempio.

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