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La parte del boia.

La parte del boia.

Il 14 ottobre 1998, alle ore 21.14 veniva giustiziato, in Virginia, Stati Uniti d’America, Dwanyne Allen Wright. La morte avveniva con un’iniezione letale. Dwayne era un ragazzo di colore ed è stato ucciso all’età di 26 anni. Soffriva di disturbi mentali e aveva commesso tre omicidi quando aveva appena 17 anni. 
Tre omicidi non sono pochi. Certo. Anche omicidi dai risvolti terribili: un’immigrata etiope di 34 anni, madre di tre figli, poi un uomo di 31 anni a Washington, ucciso durante una lita e, infine, un giovane di 19 anni che prima aveva tentato di derubare.
Durante il processo era  emerso che il ragazzo aveva subito un danno cerebrale alla nascita e aveva una personalità “borderline”,  ma nel paese esportatore di democrazia e civiltà questo non è bastato e il boia non è stato bloccato. La grazia a Wright non fu concessa perché il governatore della Virginia non ha mai concesso la grazia a nessuno. Un vero americano.
Ne scrivo perché sono sicuro  che un argomento come questo genera discussioni contrastanti. E lo capisco. Però una domanda è necessaria ed esula dal semplice schieramento a favore o contro la pena di morte: siamo sempre bravissimi nel raggiungere le conclusioni e meno attenti a comprendere la genesi delle cose. Un ragazzino di 17 anni, malato, prima che uccidesse avrebbe avuto diritto a delle cure specifiche. Ma era “nero” e la famiglia non aveva i mezzi per permettersi lo psichiatra.  Negli  USA le discussioni e le analisi si tagliano con l’accetta. Quella del boia.
Eppure il 30 novembre del 1786 il gran ducato di Toscana aboliva la pena di morte. Fu il primo Stato al mondo a farlo. Oggi, dopo 236 anni, ci sono ancora troppi stati che continuano ad uccidere e, in molti casi, con poca, pochissima trasparenza.

giampaolo cassitta

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