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La morte della Costituzione

La morte della Costituzione

Così la Costituzione, quella carta fondamentale per tutte le leggi, è stata vilipesa ancora una volta. Ogni giorno un metro, ogni giorno un passetto, sino a giungere al traguardo finale: dimenticarla. 
Il Dap (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) ha annullato un evento programmato per tempo nel carcere di San Vittore. Era un incontro con Giuliano Amato presidente emerito della Corte Costituzionale e la presentazione del suo volume “Storie di diritti e democrazia” scritto con Donatella Stasio. Tutto cancellato perché l’incontro, a quanto è dato sapere, non era previsto nel programma di formazione dei detenuti autorizzato dal Dap.
Ora, sono piuttosto anziano per tradurre dal burocratese ciò che potrebbe essere accaduto ed è un ferita nell’anima. Ho lavorato per 40 anni all’interno del Dap e ho vissuto situazioni difficili.
Programmare un incontro in un carcere è, da anni, una “routine” e le autorizzazioni sono sempre positive, non tanto perché lo prevede la Legge (Articolo 17 dell’ordinamento penitenziario) ma anche e soprattutto perché certi incontri sono uno stimolo propositivo per i detenuti che, anche in questa occasione, erano pronti a chiedere diverse cose legate ai diritti costituzionali.
Tutto cancellato. Con un certo imbarazzo da parte del capo Dap Giovanni Russo e del Ministro Nordio e l’intenzione di riprogrammare ad altra data l’iniziativa perché pervenuta “troppo tardi per poter consentire un corretto inquadramento all’interno di un progetto formativo o trattamentale” così come ha dichiarato il Dr. Russo, la dice lunga su quale sia il clima che si respira all’interno dei penitenziari italiani e quale grammatica istituzionale si stia costruendo per il trattamento dei detenuti. L’evento era sicuramente ben conosciuto all’interno degli uffici del Dap e anche del Provveditorato Regionale e i relativi nulla osta erano praticamente degli atti dovuti e richiesti per tempo. Da organizzatore mai ho ricevuto un diniego e da dirigente dell’ufficio detenuti e trattamento mai mi son permesso di vietare una manifestazione a meno che (e non sembra il caso di San Vittore, per quanto ne sia a conoscenza) non vi fossero dei problemi legati alla sicurezza. La possibilità che la manifestazione  possa essere riprogrammata spiega, in maniera plastica, che è stato solo un grande errore. E allora dovremmo domandarci: perché? Perché è accaduto tutto questo? Perché questo sgarbo ad un presidente emerito, al direttore del carcere, all’area educativa e ai detenuti?
Probabilmente perché all’interno del Dap da qualche anno l’anima della sicurezza sta sovrastando quella trattamentale e nei posti decisionali e apicali i dirigenti hanno una formazione diversa  programmata soprattutto sulla “sicurezza”.  
La scelta non è mediare, comprendere, rieducare e reinserire nella comunità chi ha sbagliato ma, in maniera piuttosto spiccia e senza troppi fronzoli, costruire nuove carceri o, come suggerito dal Ministro, utilizzare le caserme. E’ una deriva molto pericolosa che non tiene conto la situazione attuale degli istituti penitenziari, non tiene conto del sovraffollamento, non tiene conto dei sucidi che aumentano, non tiene conto della fragilità di molti uomini finiti dietro le sbarre in quanto ultimi e senza grandi possibilità di difesa.  
Questa “ferita isituzionale” si aggiunge a quella in cui, senza nessuna apprensione giuridica, lascia una donna con una bambina di un mese in carcere quando ci sono diverse alternative affinché un minore non varchi il penitenziario. Ma la madre era una rom e quindi nessuno si è occupato in maniera seria dei suoi problemi e di una neonata.
E’ il caso di rimettere al centro la questione carceraria e provare a costruire un dibattito serio, fuori dalle ideologie.
L’’ordinamento penitenziario è uno strumento per riaccompagnare le persone detenute verso un futuro diverso ed una lezione sulla Costituzione è utile  per poter riprendere il camino.
E, a dirla tutta, quella lezione non serve solo ai detenuti. 

15:13 , 6 Febbraio 2024 Commenti disabilitati su La morte della Costituzione