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Il riparatore di caldaie (La Nuova Sardegna, 29 marzo 2020)

Il riparatore di caldaie (La Nuova Sardegna, 29 marzo 2020)

Provate a cercare un idraulico di questi tempi dove il coronavirus, l’amuchina e le mascherine hanno preso il sopravvento e, soprattutto, provate ad avere 91 anni ed essere ammalti di leucemia. Missione praticamente impossibile. Ma non per James Anderson, un ragazzotto inglese che vive a Burnley, il quale dopo aver riparato alla vecchia signora ammalata la caldaia che perdeva, ha recapitato una fattura di zero sterline accompagnandola da un messaggio: «Nessun addebito per questa signora in nessun caso. Saremo sempre disponibili per aiutare lei e tenerla più a suo agio possibile», aggiungendo alla nobile impresa anche la possibilità di poter continuare ad occuparsi e preoccuparsi dell’anziana donna praticamente per sempre. 
Un bel gesto direte voi. 
Ma il ragazzo è addirittura recidivo e nel 2017 James Anderson ha aiutato oltre 2.300 persone. Lo ha fatto – e lo ha raccontato alla CNN – dopo che un anziano era stato raggirato da un suo collega che chiese troppi soldi rispetto al lavoro svolto. James ha aggiunto che occorre aiutare le persone che hanno più bisogno, anche perché molte persone anziane e disabili non piace chiedere assistenza se non possono permettersi qualcosa come riparare la caldaia. Poi, sorprendendo anche il giornalista, ha aggiunto: «Finché avrò abbastanza soldi per riempire il serbatoio della mia auto e spostarmi, sarò lì per cercare di aiutare le persone che ne hanno bisogno e vorrei espandere questo servizio a tutto il paese».
La notizia, in Inghilterra e negli Stati Uniti è diventata virale e James è diventato una piccola icona, un piccolo dolce eroe in tempi lividi e schizofrenici dove, almeno dalle nostre parti, dobbiamo stare a debita distanza dagli altri non possiamo neppure concedere un bacio. 
Ecco, la storia di James e quella del coronavirus camminano su binari apparentemente diversi ma disegnano qui regolare ogni caso, un solco dove camminano le storie e i modi per affrontare la vita. Eravamo così sicuri di essere quelli dalla parte giusta, pronti a scollinare verso il superamento di più difficile crisi, avevamo con sprezzo del pericolo e delle leggi – per fortuna per pochi mesi- chiuso i porti, insultato qualche extra comunitario, qualche amante della natura, tutti i veloci verso il progresso ed invece la globalizzazione ci ha presentato il conto. A noi, quasi padroni della terra, noi che ci sentiamo sul tavolo di chi conta e di chi decide.
Noi fermati dalla voragine del nostro egoismo, noi che non avevamo tempo per sederci a contemplare il silenzio, noi che non sapevamo più riconoscere il sapore di un bacio, di un abbraccio, di un sorriso. Poi ha bussato alla porta il coronavirus e tutto si è incarognito, tutti siamo divenuti autori, mulatti, spie, cattivi  disposti a barricarci in casa, chiuderci con la bolla della nostra ansia. Questo il binario in cui corriamo in maniera inconsulta, tutti a leggere – poco- a  scrivere sui social – tanto- e pontificare. Ecco perché James è necessario. Lo sarebbe sempre ed in ogni tempo ma è assolutamente importante ci sia oggi il riparatore di caldaie, quello che regala il suo lavoro gli ultimi, a quelli di 91 anni che di questi tempi ci fanno paura. 
James, che raccoglie tutta la bellezza degli uomini la trasforma in opportunità, accompagna una persona verso la tranquillità, prova a frenare dove tutti corrono e dice una cosa fantastica, definitiva e terribilmente semplice: «Mi bastano i soldi per riempire il serbatoio della mia auto e poter aiutare l’altro».
Questo ha detto James, questo ho fatto James in  tempo di coronavirus, in tempi in cui tutti costruiscono piccoli muri lui ha abbattuti  regalando dignità a chi, forse, aveva l’angoscia di ricevere un conto salato ma quella caldaia le serviva per la sopravvivenza.
James  è arrivato e ha riparato la caldaia e raccordato i cuori. 
Quanto bisogno ci sarebbe di James che con la sua auto passasse dalle nostre parti a riparare i nostri fragili cuori e ci insegnasse la bellezza di poter dare un bacio alla vita. 
Di quanti baci abbiamo bisogno per poter continuare? 

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