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Il peso alto delle parole

Il peso alto delle parole

Rimango ormai senza troppe parole da regalare davanti a questo modo assurdo di monologare da parte di alcuni che si ergono a cavalieri della tavola rotonda, a fustigatori di tutti i mali di noi poveri italiani. Il risultato è, davvero, una pena immensa, un deserto abnorme di assurdità. Ho sempre sostenuto che essere uomini di Stato significasse (e significa) rappresentare lo Stato, essere lo Stato, incarnare i cittadini, il popolo e avere il senso dello Stato faceva parte di uomini che vivevano all’interno di una democrazia compiuta, che rispettassero le idee di tutti e che contrastassero con accortezza, con veemenza, con orgoglio le proprie ma che facessero, perlomeno, far srotolare quelle degli altri. E sul concetto di “altri” uno Stato serio, democratico e adulto si dovrebbe confrontare. E i loro rappresentanti, di contrappunto, dovrebbero essere lo specchio di questa adulta democrazia dove il confronto significa, soprattutto, affrontare con e non, come sembra oggi affrontare contro tutto e tutti. Che poi è la vecchia storia del bambino imbranato che mai giocherebbe in nessuna squadra di calcio ma, ahinoi, il pallone è suo e tutti, quindi, accettiamo che lui faccia parte del gioco. Vecchia storia mai superata e di questi tempi incerti difficilmente superabile.
Viviamo in anni oscuri e ci occupiamo delle frattaglie. Una volta, almeno, ci si scontrava, per esempio, per capire chi fosse Antilope Kobbler, chi tramava dentro le fila della P2, cosa diavolo fosse il Piano Solo e perché le Brigate rosse avessero deciso di attaccare il “cuore dello Stato”. Sono un vecchio e becero idealista, questo si. Ma non sono un farabutto e neppure un “coglione” di berlusconiana memoria. Ora, dire che la sinistra elitaria e parassitaria prepara un colpo di stato e vada a morire ammazzata a me sembra un’iperbole e, detta da un Ministro della Repubblica come Renato Brunetta, un’uscita di cattivo gusto, una cavalcata di parole assolutamente gratuita, fuori senso e fuori luogo. Non so che dire. Non ho mai amato un’agorà incessante e urlante, non ho mai amato l’immediatezza delle frasi ed è per questo, probabilmente che sono e sarò un pessimo politico. Da intellettuale però, dopo aver riflettuto, con sincera calma e assoluta tranquillità dico al Ministro Brunetta – che, si ricordi, rappresenta anche la minoranza del Paese e dunque anche gli “altri” – : Ma perché? Perché tutto questo livore contro il pensiero altro? Perché questa cattiveria contro gli “altri” in generale e la sinistra in particolare? Perché questa canea di giornalisti di destra che urlano titoli illeggibili sui loro quotidiani? Perché, come si dice dalle mie parti non torniamo a “Su connottu?”, al conosciuto, alla tranquillità dei discorsi. Perché dobbiamo sempre puntualizzare, incentivare l’odio, usare un linguaggio da caserma, da infoiati, perché dobbiamo pensare di essere sempre e perennemente dentro uno stadio, un’arena? Già, perché? E se la colpa fosse delle notizie? E della lettura? In questo mondo di plastica tutti parlano, tutti inviano feroci messaggi e nessuno scrive. Ministro Brunetta e tutti gli altri che dicono di rappresentare questo Stato: lasciate perdere gli SMS e ritornate alla lettura. Non è tempo di grida, peraltro sempre poco ascoltate da Manzoni in poi, è tempo di guardarsi negli occhi e non negli stinchi e chiedersi se tutto questo ha un senso. Non buttiamola sull’western, vi prego, altrimenti anche io, seppure poco incline alle urla e alle parolacce son costretto ad usare termini antichi e gioiosi ma completamente superati: “Gaglioffi, maramaldi e malviventi” che, come dire, fanno da controcanto a “fannulloni, farabutti e coglioni” ma che rappresentano un mondo piuttosto impalpabile e irreale, pieno di houch, crash e bang bang. Questo mondo, il nostro presente, caro Ministro Brunetta è gonfio di disoccupati, inoccupati, extracomunitari che chiedono asilo, cassintegrati, giovani arrabbiati. Altro che fannulloni o sinistra elitaria e parassitaria. In questo nostro Paese più che al colpo di stato tutti pensano ad un altro colpo, quello di vincere al Superenalotto grazie e soprattutto alla vostra propaganda, quella di far credere che viviamo in un mondo bellissimo e colorato e chi dissente è, chiaramente, un farabutto.

Castelsardo, 20 settembre 2009

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