Menu
Il nostro nuovo orizzonte?

Il nostro nuovo orizzonte?

Era una sera lontana, con parole difficili da ricordare. Seduto su un divano di falsa pelle ascoltavo in silenzio il ronzio dei pensieri che apparivano nella mia mente aperta e sgombra. Era la fine degli anni 60. Un 12 dicembre. Per me un’attesa per i regali. E invece, quel televisore cominciò a vomitare strane immagini di sangue nero e urla che respingevano la felicità del Natale. La strage di Piazza Fontana. Sono, per me, le prime immagini forti, dure. Io, quel giorno c’ero. Si votava per un si o per un no, si parlava di divorzio. Dentro i miei 14 anni provavo a bivaccare in un mondo ancora sommerso e antico. Quel giorno, però, io c’ero. Avevo mani nelle tasche e occhi con cornice di occhiali e barba rarefatta che provava a pungere il volto. Mi affacciavo dentro le parole enormi di una giornata amara. Imparavo la geografia del terrore. Dopo Milano aggiungevo Brescia. Anche quel giorno, io c’ero. Sentivo Pannella parlare di libertà, di pensiero libertario, di Ghandi. Leggevo Marquez e ascoltavo Lolli. Il partito comunista era un monolite difficile da scalfire. Il centralismo democratico, Enrico Berlinguer, Fanfani, Almirante. Io c’ero. Quando poi il vento cominciò quasi a sorridere e si provava gioia a contare le vittorie e si usciva in piazza e si cantava e si ballava, quando poi i rumori sordi di gente che decideva di recidere anime che neppure conosceva. Non erano compagni che sbagliavano. Erano assassini. Come ho sempre pensato e testimoniato. E io c’ero. La forte voglia di follia, gli indiani metropolitani, quella risata che doveva seppellire tutto, quell’ecce bombo che ci accompagnava nel nostro splendido snobismo intellettuale: “Mi si nota di più se vengo o se non vengo?” Quel sublime gioco delle parole, quel maledetto giorno di Moro. Io c’ero. Quegli anni 80 tutti da bere, la forza falsa di un Craxi decisionista, di un decreto che sdoganava le televisioni di un palazzinaro. I funerali di Berlinguer. Le lacrime e la forza di stringere quel pugno al cielo. Io c’ero. Il sorpasso alle europee. La conquista di un posto al sole. Le lotte con gli operai e la discesa agli inferi con il pentapartito, il preambolo demitiano, lo squallore delle tangenti, Chiesa il mariuolo, Di Pietro lo sceriffo. La cosa che doveva nascere, Natta e Occhetto, la Bolognina, querce sotto la falce e il martello sempre più piccoli, i simboli di un’esistenza. Lo scisma, l’andare per altrui strade, la rifondazione comunista, la follia degli attimi, delle divisioni e delle spaccature, la consegna del paese, del mio paese, del paese dei partigiani, ad un imbonitore che confondeva la libertà con l’arroganza. E io c’ero. La rivolta docile delle parole, la speranza di Prodi che risorge, l’unione, i Ds, Pds e il Pd, miscuglio di margherite, sinistra e libertà. A raccontare ai nostri figli che noi siamo diversi ma siamo uguali agli altri. Diversi per le scelte, uguali negli errori. Le sconfitte rabbiose, le bandierine di Fede, la guerra di D’Alema, il si può fare di Veltroni. Io c’ero. La primavera di Soru e la discesa agli inferi, il sorriso sciocco di Cappellacci, le mani, le mie mani che diventavano pugni chiusi e rimanevano sempre in tasca. Le elezioni comunali che si guardano come si scruta un orizzonte livido e lontano. Al massimo si arriva al ballottaggio. Io c’ero. Il voto e l’attesa. Poi quei numeri che animano lo schermo e che, lentamente cominciano a salire, a salire, a salire. Ho atteso anni piccoli momenti di beffarda gioia. Ho atteso e ho meritato. Davanti ad un bicchiere con molte bollicine, occhi limpidi come rugiada, ho guardato quel video che si colorava di un rosso dolce, ho tirato fuori il mio pugno rappreso e l’ho buttato al cielo. Io, il 16 maggio 2011 ero ammirato dalle imprese. Da quella, soprattutto di Zedda che a Cagliari arrivava al ballottaggio e quella di Nizzi, il piccolo arrogantello di provincia che ritornava lentamente a casa. Al primo colpo. Ecco, dentro questo universo mondo io ci sono. E ci sarò a salutare un ragazzo, un dolce e lontano ragazzo, Massimo Zedda, che diventa sindaco di Cagliari. Anche questo lo voglio mettere dentro lo zaino dei miei ricordi. Quelli più forti e dolci. Adelante, companeros. Che il cielo sia ampio per raccogliere il nostro nuovo orizzonte.

3 Responses

  1. social signals provider

    ljiqboube tzkox rgsqzit mopj xdjvvooplivntjz

  2. … [Trackback]

    […] Find More on|Find More|Read More Infos here|Here you will find 83386 more Infos|Infos on that Topic: giampaolocassitta.it/il-nostro-nuovo-orizzonte/ […]

  3. Free UK Chat scrive:

    … [Trackback]

    […] Find More here|Find More|Read More Informations here|Here you will find 1217 more Informations|Infos to that Topic: giampaolocassitta.it/il-nostro-nuovo-orizzonte/ […]

Lascia un commento