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il giardino di casa nostra

il giardino di casa nostra

C’è aria di pausa domenicale anche dentro questa campagna elettorale che, ancora non ha mostrato ferocia. Leggo piccole schermaglie del buon Berlusconi e mi rendo conto che ha trovato la soluzione a tutti i nostri problemi. Centomila posti di lavoro (una volta erano un milione per 20 regioni ma, si sa, con l’inflazione e la crisi…) per noi sardi. E ha trovato anche cosa dovremmo fare. E io, a quel punto mi sono commosso. Berlusconi è il nostro foglietto delle spiegazioni per i mobili che si acquistano all’Ikea. Senza di lui non riusciremmo mai ad avvitare neppure un bullone. Noi non faremo più gli emigrati in Belgio, né dovremo vedere cartelli nei bar della Germania dove scrivevano “Vietato l’ingresso ai sardi”, noi non saremo più costretti ad emigrare a Torino e spaccarci le ossa dentro le fabbriche (Mica solo Cappellacci lavora….) né dovremo abbandonare i nostri ovili per recarci ad Ottana o a Porto Torres dentro una fabbrica che non ha senso. Non dovremo lavorare nei cantieri edili senza assicurazione e senza casco e senza sorrisi, perché c’è la crisi e la crisi c’è anche per i padroni e se crepi diventi un trafiletto in penultima pagina dei giornali nazionali. No, noi,  se dovessero vincere Berlusconi e Cappellacci (uno che proviene dal mondo del lavoro, lui….) avremo una grande opportunità. Un nuovo grande mestiere. Centomila sardi che ringrazieranno il Nuovo Messia. Noi non faremo più  i camerieri in costa Smeralda, mestiere ben rappresentato sino ad oggi. No, i centomila sardi saranno giardinieri!!! E allora uno pensa: ma perché? Lui risponde che bisogna essere ottimisti che non ha mai visto un pessimista vincere qualcosa. Già. E’ probabile, anche se vorrei discutere con lui di pessimismo della ragione, di Leopardi, di Ungaretti, ma so che è difficile, tremendamente difficile competere con un genio come Berlusconi. Non saremo più camerieri, per fortuna diventeremo giardinieri. Una sola cosa: ma non gli bastava un solo stalliere per Arcore? Tra l’altro dalle nostre parti cresce solo macchia mediterranea. E non ha bisogno di giardinieri. Ma di persone che la salvaguardino.

PS: Serata speciale su Rai tre e in altre molte piazze d’Italia. Abbiamo colorato gli animi con le parole di Fabrizio De Andrè. Ho ascoltato con religioso silenzio tutto il programma ed è stato davvero bello osservare che dove finiscono le sue dita dovesse, in qualche modo, cominciare una chitarra. E’ bello pensare che ci sia anche Faber dentro questa campagna elettorale che non gli sarebbe piaciuta. Lui amava davvero questa terra e l’ha lavorata con le sue mani. Lui amava davvero le nostre storie, i nostri fuggitivi attimi e i nostri tenui sorrisi. Ho parlato molto di De Andrè negli spettacoli con gli Humaniora, quelli dedicati ai bambini di Betlemme, agli ultimi, a quelli che non hanno voce. Mi piace pensare che lui oggi, sia qui con me a suggerirmi parole forti e dense, parole che non riescono a solidificarsi. Ma sono nostre.

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