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Gli sguardi e la perfezione

Gli sguardi e la perfezione

Gli sguardi hanno un peso specifico e delocalizzano i pensieri. Servono per rispondere ad altri sguardi o servono, semplicemente per allontanare. C’è un modo di vedere le cose in maniera lontana e distaccata. C’è un modo di osservare ciò che sembra cristallino, chiaro, deciso e irremovibile. E’ il modo astratto di pesare la forza di quello che avviene e provare a comprendere perché avviene al di la di un destino segnato o di qualcosa di imprescindibile. Difficile comprendere lo sguardo devoto di chi, oggi, gioiva per la Santità di un uomo che in terra è stato un forte protagonista. Difficile stabilire cosa sia la santità, cosa significa, davvero, essere diverso tra gli uomini, essere più in alto degli altri. Non ho mai capito bene queste cose segnate dal caso o dal destino. Potevamo nascere in Egitto, per esempio, e saremmo considerati mussulmani. Oppure a Bali o tra gli indiani d’America. Il nostro percorso sarebbe stato comunque diverso. Ed invece quello sguardo globale che qualcuno – forse – ha gettato sul mondo, ha deciso che fossimo di queste parti, come il papa Polacco fosse di Cracovia e che, per un gioco davvero difficile da comprendere, fosse diventato prima vescovo poi cardinale ed infine, secondo il gioco voluto direttamente dallo Spirito Santo, Papa. Tutto quadra nel disegno divino. Tutto è mirabilmente perfetto. Quello diventa santo e tu rimani in fabbrica. Oppure in carcere, o con un tumore. Perché così è stato deciso. Ho sempre avuto molto timore a percorrere le strade del mistero. Non ho mai avuto una grande devozione per le scelte degli uomini che considero, da sempre, scelte miopi o comunque limitative. Nessuno, dunque, può – almeno secondo me – assurgersi a essere perfettissimo, per dirla con il linguaggio del Cattolicesimo. La perfezione, mi insegnavano da piccolo, non è di questo mondo. E c’è molta verità in questa frase. Le nostre imperfezioni generano la molteplicità degli eventi, generano anche ciò che non vorremmo, ciò di cui abbiamo paura. Le nostre imperfezioni costruiscono mondi diseguali, creano armi per uccidere, pesticidi per rimodellare la natura, inventano padroni di cose che sono invece di tutti, come l’acqua, per esempio. Il nostro sguardo obliquo genera diversità: a volte positive, altre volte negative o, addirittura deleterie. Poi ci sono le scelte, che sono degli uomini, che fanno parte di quel laico “libero arbitrio”: scegliere di lottare per qualcosa di cui valga davvero la pena oppure non fare niente, appassionarsi per qualcosa, innamorarsi, disamorarsi, sorridere, urlare, fermarsi ed aspettare. Si sceglie. Perché si è costretti, perché ci piace, perché non ne possiamo fare a meno. Non perché vi è la perfezione nelle scelte. Siamo figli di scelte impure ma siamo figli. Ho regalato uno sguardo distratto ma attento a quello che è accaduto stamattina a S. Pietro. Ho visto milioni di sguardi rapiti dagli occhi di un uomo. Non ho capito bene cosa possa essere la santità o l’ho capito benissimo ma vi sono cose che non collimano con quelle della Chiesa come, almeno ritengo, vi sono cose della Chiesa che non collimano con Dio. Con qualsiasi Dio perfettissimo. La Chiesa è, infatti, una struttura di uomini, di sguardi e di scelte che hanno commesso e commetteranno degli errori. Dovremmo cominciare a partire da questa piccola constatazione e ci renderemo subito conto che non esistono gli infallibili, che non esistono i perfetti neppure nella chiesa del Signore. Quale sia poi la differenza tra un bambino che muore sfruttato nelle miniere brasiliane, una prostituta picchiata e uccisa nelle strade di Milano, una suora che raccoglie le ossa e le anime di uomini distrutti dalla malattia e dalla fame e un Papa che diventa beato non la conosco. Forse perché il mio sguardo è diverso da quello di Colui decide queste strane cose. Ma il mio orizzonte piccolo è comunque lucido e chiaro e beneficia della tempesta del dubbio. Un pensiero laico e puro davanti a decisioni che diventano sempre difficili da comprendere. Solo allora e per estrema difesa si usa lo Spirito Santo che, con la forza vigorosa di quel Cristo sceso in terra sembra entrarci davvero poco.

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