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Gli orchi e le favole

Gli orchi e le favole

Ritorno ad osservare le stelle dopo due episodi che hanno occluso il mio piccolo orizzonte. Mi hanno lasciato, entrambi per tumore allo stomaco (guarda che coincidenza), due persone a me care che avevano 49 e 56 anni. Trovo tutto questo molto duro e probabilmente ingiusto ma sono cellule impazzite e con quelle cellule dobbiamo fare i conti. Non è facile, però, ricostruire la normalità, riprovare a ripartire anche se, come si è sempre detto, lo spettacolo deve continuare. Ed allora, dal palcoscenico della nostra esistenza, con la forza che ci porta a riprovarci, con la ricerca di una voglia nuova e con la consapevolezza che Ciro e Giovanna comunque ci sono e ci saranno dentro la mia agorà di conoscenze e di ricordi, eccoci a ripercorrere strade e provare a sterzare con dolcezza in prossimità delle curve. Senza mai fermarsi.
Ci sono molte cose che sono accadute e di cui mi sarebbe piaciuto scrivere qualcosa, ma tutto rotola troppo velocemente ed è davvero difficile poter costruire qualche analisi in un mondo che sembra ormai ribollito e destinato a rimodularsi quotidianamente. Fateci caso: il pianeta si interroga su guerre e terremoti, sul nucleare, sulla crisi che non si sconfigge e dalle nostre parti si affrontano questioni di pessima etica e di uno squallore indicibile. Gli altri leggono i premi Nobel della letteratura e noi, al massimo divoriamo le vignette che vedono come protagonisti la banda bassotti. Insomma, non c’è partita.
Ma non possiamo continuare ad inseguire i Bassotti, non possiamo perdere ore a discutere di quanto sia insopportabile Stracquadanio (a proposito, ma si chiama così o è un nome scelto da Camilleri per farlo storpiare da Catarella??) non possiamo e non dobbiamo perderci in questa palude. Non mi appassiono più a questa scenografia ormai datata e legata ad operetta di bassa lega. Dobbiamo e possiamo volare alto. E allora? Proviamo a fare un piccolo gioco: ripartiamo dal 1992. Da quando Di Pietro faceva il Pm (ed era sicuramente più utile di oggi) e conduceva l’indagine su mani pulite. Proviamo a immaginare che il signor B. non scenda in campo e, dopo qualche mese senza nessuna indennità parlamentare finisse nei guai giudiziari: processato e condannato. Noi, a questo punto di che staremo parlando? Se non fossimo stati inghiottiti dal berlusconismo strisciante probabilmente saremo un paese normale che avrebbe già liquidato e rottamato molti signori di destra e di sinistra e Fini non sarebbe costretto a difendersi dall’accusa di essere comunista. Berlusconi non è la nostra ossessione. E’ l’esatto contrario: l’ossessione di questo paese è Berlusconi. Disegnare un futuro senza di lui e provare a raccontarlo sarebbe davvero interessante. Vale quasi quasi la pena di provare a disegnare un paese senza questa ingombrante ossessione. Non so come sarebbe, sicuramente molto diverso dall’oggi che siamo costretti a subire immersi nelle escort, nei sotterfugi, nei giochetti, nei piccoli imbrogli di una commedia ormai stantia. Una cosa è certa: senza il signor B saremmo ancora convinti che chi prende soldi per un rapporto sessuale viene considerata una puttana e non ci scandalizzerebbe più di tanto. Ma soprattutto non saremmo costretti a credere alla nuova storiella di un anziano e arzillo signore che regala i soldi alla nipote minorenne di Mubarak affinchè non si prostituisca. Abbiamo letto Anderson e i fratelli Grimm e questa strana storia non c’era. Di solito gli anziani signori che facevano queste strane proposte li chiamavano orchi. Ma le favole, si sa, non sono barzellette.

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