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gli amori, i sospiri, la luna

gli amori, i sospiri, la luna

L’abbiamo puntato tutti il nostro nasino all’insù a guardare la luna. A cercare la luce opaca che rischiarava la selva e a ricordare insieme a Leopardi, le passate cose. Gli amori, i sospiri, le emozioni si buttavano da quelle parti. Sulla luna. Perché nessuno le avrebbe raccolte. La luna era la cassaforte dei nostri desideri. Il 20 luglio 1969 avevo ancora nove anni e la luna rappresentava per me una palla bianca in mezzo al cielo dove, per amiche, vi erano le stelle. I miei interessi, a quei tempi erano minimali: pallone, amici, figurine panini, nutella e cartoni animati solo la domenica, quando c’era Braccobaldo Show. I miei punti fermi erano Gigi Riva, Mazzola, Rin tin tin e il teleromanzo “ e le stelle stanno a guardare” che non capivo molto ma che aveva una bella storia, piena di tensione. La domenica, poi, si andava al cinema S. Francesco a vedere per tre volte di fila i film western (Dio perdona, io no era uno dei cult). Fu mia madre che quella sera mi raccolse dalla strada dove giocavo a “pola ci sto” (abitavo in periferia e le strade non erano asfaltate. Per noi bambini una fortuna. Si potevano scavare piccole buche e giocare con le biglie….) e mi disse che l’uomo stava atterrando sulla luna. Credo disse proprio atterrando perché io, per giorni, mi chiesi se anche noi, da grandi, potessimo arrivare e atterrare sulla luna. Guardai quella trasmissione insieme a mio nonno che, da buon sardo diffidente, non credette mai che quell’avvenimento fosse reale (mio nonno non credeva in ciò che vedeva in televisione e amava solo le canzoni di Mina e stravedeva per Mike Bongiorno) mentre io, rapito dalla strada e dagli amici, diedi un peso molto leggero a quel vociare in televisione, a quel Tito Stagno che si agitava. Però mi sedetti. Aspettai che Neil Armstrong toccasse piede e vidi le righe striate che le scarpe lasciavano sulla polvere della luna. Uscii in cortile e cercai sul cielo ormai nero la luna. Mi sembrò di vedere il lem atterrato e chiamai mia madre per comunicarle che Armstrong lo si poteva vedere ad occhio nudo e a scuola, quando ci ritornammo, ad Ottobre, scrissi un tema sull’argomento affermando, tra l’altro , che io Armstrong che passeggiava sulla luna l’avevo visto davvero. Ero un visionario fin da tenera età. Questo lo penso oggi però, oggi che Neil Armstrong ci ha lasciato per andare oltre la luna. Quell’ammaraggio è stata la fine delle favole, la realizzazione di un sogno di una generazione, la forza della volontà dell’uomo che ha fatto del viaggio il suo punto di partenza e non quello di arrivo. Perché un viaggio, come diceva Saramago, non è mai definitivo. Quando guarderemo la luna, stasera, non potremmo non ricordare quell’estate magica del 1969 e nel buio più assoluto, proverò a vedere se ancora Neil Armstrong passeggia sopra l’oceano della tranquillità saltellando leggermente. Secondo me si.

Ciao Neil Armstrong, piccona icona che mi accompagnato nell’infanzia. E che mi ha regalato un modo nuovo per raccontare storie.

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