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E comunque si balla...

E comunque si balla…

Le cose stanno così. Meglio: non stanno così. Ve lo spiego io. Meglio: non ve lo so spiegare.
Tutti pronti con tastiera e caschetto alla guerra contro il governatore Solinas. Dall’altra parte una trincea di puntualizzazioni, evidenze nascoste, gineprai burocratici dai quali è davvero difficile uscirne. Si sa, la politica è argomento arduo quando si devono prendere le decisioni. Voglio però provare a spiegare cosa sia un ordine del giorno e cosa invece un’ordinanza. Materia apparentemente ostica ma poco conosciuta dai molti che in questi giorni buttano sul patibolo tutto e tutti al grido sempre in auge  ma completamente errato  di “destra o sinistra per me pari sono”.
L’ordine del giorno (quello, per intenderci, firmato anche da alcuni componenti dell’opposizione) è una sorta di suggerimento a chi governa, un voler evidenziare un problema e chiedere a chi ne ha il potere (perché governare è potere) di provare a trasformare quegli intenti in ordinanza, ovvero in qualcosa che “obblighi” qualcuno a fare delle cose.
Faccio un esempio: ho a cuore il problema degli incendi in Sardegna. Chiedo attraverso un ordine del giorno un impegno a voler contrastare gli incendi e suggerisco alcune azioni. Mettiamo che sono piuttosto esasperato e voglio ottenere l’attenzione di molti attraverso un fatto eclatante. In quell’ordine del giorno scrivo al governatore che se lui – o chi per lui – valutata la necessità di non disperdere il patrimonio boschivo sardo, sentiti gli esperti forestali (o biologi, o fisici, o antropologi, fate voi) adotti atti idonei a far si che nessuno bruci i boschi attraverso l’utilizzo dell’esercito e del coprifuoco dalle 17 alle sette del mattino.
Chi governa, nell’adottare l’ordinanza per combattere gli incendi dovrà valutare una serie di parametri, potrà anche – potrà, ma non è obbligato da nessuna legge – tener conto dell’ordine del giorno firmato dai consiglieri regionali di maggioranza e si opposizione ma dovrà, direi prudentemente e obbligatoriamente, sentire i vari esperti, soppesare le eventuali conseguenze di una scelta così drastica ed emetterà l’ordinanza. In quell’ordinanza non troverete mai scritto – e ripeto: mai – “sentito il parere del consiglio regionale attraverso un ordine del giorno” o “acquisito il parere dei consiglieri regionali” proprio perché quel parere è paragonabile, per quanto nobile, per quanto politicamente alto, a carta straccia. Un ordine del giorno non lo si nega a nessuno. Ma non è legge e non è strumento legale per giustificare scelte successive che il governatore della Sardegna, in maniera lecita, ha effettuato “sentito il parere del Comitato scientifico”.
Il parere degli esperti è cosa assai diversa di un ordine del giorno. Era, addirittura,  un passaggio suggerito da quell’ordine del giorno e che Solinas accetta di seguire.
L’ordinanza di apertura delle discoteche si fa carico di quel preziosissimo e direi obbligatorio parere. Chi deve decidere a questo punto decide perché confortato dall’opinione degli esperti. Però quel convincimento scientifico  non si trova da nessuna parte e la canea che si è sollevata in questi giorni incredibilmente non va a chiedersi  come mai  non si trovi l’unica prova regina per dimostrare la bontà di quell’ordinanza e si cammina con una mannaia a cercare di trovare una strada tra le troppe liane che abbiamo davanti a questa incredibile vicenda.
La cosa più semplice, semplicissima, lapalissiana, normale è quella di smetterla con i giochi di prestigio, smetterla con le puntualizzazioni e con le inutili esegesi postume legate a pareri che erano legati ad altre ordinanze, ad altri criteri e ad altre decisioni. La si smetta, per piacere, con una narrazione apocalittica dove tutto si miscela e poco si comprende. Se in un’ordinanza io scrivo “visto il DPCM del 24 ottobre 2020” significa una sola e semplice cosa: che quel DPCM esiste, che qualcuno lo ha scritto, che io, per far valere quello che ordino,  lo cito perché rafforza le mie scelte. Se io scrivo “sentito il parere del comitato scientifico” devo essere in grado di dimostrare che quel parere c’era e che diceva cose coerenti con quello che ho poi decis e non posso semplciemente dire: “era un parere acquisito verbalmente”, sarebbe una vera e propria follia.  
Ricapitolando: il parere è stato dato o non è stato dato. A corollario di questo c’è solo una cosa da fare: mostrarlo. Se si affermava che non vi era pericolo per mantenere aperte le discoteche,  Solinas ha avuto modo di sentire gli esperti e agire di conseguenza e la colpa, a questo punto non è ovviamente sua. Se, invece, quel parere dice il contrario, la scelta di Solinas è politica e si deve assumere tutta la responsabilità. Infine, se quel parere non esiste siamo davanti ad un’altra storia che poco c’entra con la politica e l’etica.
Meglio non pensarci. Per ora. 

(pubblicato su Sardegnablogger, 12 novembre 2020)

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