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Donald Trump: il fascino indiscreto della democrazia

Donald Trump: il fascino indiscreto della democrazia

 

Il mondo ha capito tutto. Tutti hanno il commento giusto e i quotidiani sono gonfi di “in fondo l’avevamo detto, previsto”, i sociologi si sono svegliati dal loro lungo torpore e ci hanno mirabilmente spiegato che la vittoria di Trump è legata al risveglio della classe sociale più abbietta, più tartassata che odia la middle class rappresentata dalla Clinton. Tutti dunque hanno ragione, compresi quelli che si consolano alla notizia che Hillary ha comunque preso 200.000 voti in più del nuovo presidente degli USA. Certo, fa un certo effetto vedere il tycon governare il mondo per i prossimi quattro anni ma è la democrazia bellezza e, a quanto pare un bel strumento per provare a continuare a vivere in una comunità che si da le sue regole, le sue leggi e si elegge il suo presidente. Non regge per niente l’analisi su chi ha votato e, soprattutto su chi non ha votato.
La partecipazione è il sale della democrazia e anche il diritto a non votare fa parte del recinto democratico. E’ sconsolante, invece, trovare persone che mai e poi mai avrebbero preso un caffè con Trump e adesso appaiono possibilisti e, fra qualche giorno, addirittura scodinzolanti.
Il presidente degli Usa non è meno bello di Hollande, della Merkel, di Renzi. E ’il risultato di certi passaggi sociali sempre più difficili da analizzare. In un mondo dove nessuno legge più un articolo che superi le 1500 battute è difficile che possa avere posto qualcuno diverso da Trump. Poi, a conti fatti: chi vi dice che ciò che abbiamo dalle nostre parti sia meglio? E chi vi dice che Hillary avrebbe rappresentato l’essenza assoluta della democrazia? Si leggono e si dicono molte cose in questi giorni ma a me pare chiara solo una cosa: che i sondaggisti devono cambiare mestiere e, come i politici, provare a scendere in piazza e ascoltare, davvero, la gente.

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