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I dittatori dell’anima. (dedicata al ragazzo che ieri si è suicidato)

I dittatori dell’anima. (dedicata al ragazzo che ieri si è suicidato)

Sono qui che guardo il mondo dall’alto. E ci sono pensieri che non arrivano. Quassù è tutto rarefatto e io sono più solo. Gli uomini, intesi come razza umana, sono infinitamente più piccoli visti dall’undicesimo piano. Nello zaino ho infilato qualche parola che proverà a creare piccoli sussulti. Dall’alto quelle figure che camminano sono tutte uguali. E sembra abbiano gli stessi vestiti e gli stessi colori. Puntini che si muovono molto velocemente. Ho ventuno anni. Non sono molti. E’ vero. Ma sono abbastanza per ricollocare domande e analizzare risposte. Quelle che non aspetti e non ricerchi. Per terra, quando si cammina con gli altri, si notano le differenze. Ci sono quelli vestiti in un modo, qualcun altro ha un colore di pelle diverso, altri ancora sono più bassi, più slanciati, più tozzi. Quando parlano, gli uomini – sempre intesi come razza umana- hanno accenti ed inflessioni diverse. Hanno molti modi di muoversi e gesticolare. Alcuni, almeno per me, sono buffi. Ma poi tutti si ricollocano nel pentagramma delle opportunità più o meno allo stesso modo. Mangiano per sopravvivere, giocano per crescere, amano per necessità. Non ho mai visto, da nessuna parte, un codice adatto all’amore e non ci sono leggi per piangere o sorridere o abbracciarsi. Non ci sono obblighi per costruire sorrisi o lacrime, non ci sono editti per innamorarsi. Capita. Pulsazioni che vibrano, mani che si intersecano, sguardi che si cercano. Questo accade quando ci si incontra. Poi, da qualche parte, ci sono quelli che si inventano strade inutili e contorte e ci dicono come si fa e come si deve fare, come si sorride, come si deve amare. Sono, solitamente dei dittatori dell’anima, sono quelli senza fantasia, senza nessuna pietà e senza nessuna dignità. Freddi e decisi, convinti di essere dalla parte giusta. La loro. Qui, dall’undicesimo piano tutto questo non si nota. Provare a volare, provare a dimenticare, a schiacciare, in un attimo, chi ha diviso tutto nel rosso o nel nero, bene o male, maschio o femmina, chi con la sua dittatura non mi ha permesso di vivere e sorridere. E di amare. Questo volo, per quanto assurdo è dedicato a chi vive in un mondo in bianco e nero. Sono qui che guardo il mondo dell’alto. E vi osservo. Fa un po’ freddo, ma ho il calore delle mia dignità. Quella che dovrebbe appartenere agli uomini. Tutti gli uomini. Intesi come razza umana.

Dedicato al ragazzo che, ieri sera ha deciso di uccidersi, gettandosi da un palazzo della Casillina perché non poteva più vivere in un paese omofobo come il nostro.

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