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Chi vespa mangia l’anguria

Chi vespa mangia l’anguria

Non ho mai posseduto una vespa, nel senso di motocicletta. Ho sempre amato le auto e sono passato dalla bicicletta alla Dyane.
Probabilmente mi sono perduto qualcosa.
Mio cugino, invece, possedeva una vespa.
Nel 1982, l’anno in cui l’Italia vinceva i mondiali di calcio in Spagna lui venne in Sardegna con la vespa, meglio con un Vespone 200.
Dovevamo festeggiare alcuni amici comuni che si erano diplomati quell’anno e noi, al nostro primo anno di Università eravamo già con il foglio rosa degli adulti in tasca. Ma eravamo ancora terribilmente innocenti. Decidemmo per un campeggio dalle parti di Arborea S’ena Arrubia: tende, follia e chitarra. E, con la vespa si andava a comprare la frutta e il pane ad Arborea.
Occorreva mettere la miscela. Appena fuori dal paese c’era un benzinaio dove quando arrivammo si presentò alla pompa una giovane ragazza. probabilmente si chiamava Maria ma per me e per mio cugino rimase, negli anni la benzinaia. Carina, occhi scuri, capelli corvini, roba da canzoni di Claudio Baglioni.
Mio cugino come sempre se ne innamorò.
Si innamorava di tutte le ragazze, lui. Aveva questa bellissima e onestissima fase di innamoramento che durava qualche mese, aveva il gusto profondo dell’amore.
Era nato e vissuto a Napoli e miscelava benissimo la sardità e il melodramma partenopeo.
La benzinaia aveva un bel sorriso e una tuta blu. Probabilmente era bella solo per quella tuta o perché era l’unica cose animata di quello strano distributore dove non c’era mai nessun altro.
Mio cugino decise per l’attacco.
La benzinaia l’avrebbe prima o poi baciata. Almeno. Poi l’avrebbe invitata in spiaggia e avrebbe cantato e suonato per lei e poi l’amore e la famiglia i bambini.
Avevano sempre un finale pieno di bambini le storie di mio cugino. Decise per un gelato. Era un buon approccio.
Era luglio e c’era molto caldo. Io sostenevo che il gelato dal paese al distributore si sarebbe sciolto. Mio cugino sosteneva il contrario che a sciogliersi sarebbe stata la benzinaia.
Decise per il cornetto.
Arrivammo al distributore con il vespone e ci fermammo sulla piazzuola della pompa che erogava “miscela”. Lui alzò il sellino, levò il tappo dal serbatoio e aspetto la benzinaia.
Che arrivò. Con il suo solito sorriso. Lui con quel suo charme napoletano sardo le prose il gelato.
“E’ per te”, disse. Lei quasi si scostò e chiese: “Perchè?”
Era una domanda semplice e lui, mio cugino si era già preparato la risposta.
Parafrasava la pubblicità della vespa: “Chi vespa, mangia il gelato” rispose, immaginando che quello fosse il punto di partenza.
Non poteva pensare che il dialogo sarebbe divenuto complicato: “Che significa?” chiese la ragazza.
Mica ci sono risposte se si recita a soggetto. Lui, mio cugino era convinto che lo slogan avrebbe funzionato.
Io, che guardavo la scena da lontano con un lieve sorriso pensavo che, forse, conveniva portarle una mela: “chi vespa, in realtà, mangia la mela” e quindi, coglie l’occasione, come Eva, per peccare.
Lui, mio cugino, annaspò tra le parole, spiegò che il gesto era carino, faceva caldo.
Lei era sempre sola e il gelato era un modo come un altro per ringraziarla dei suoi sorrisi. Il giorno successivo andammo a trovare la benzinaia. Era diventato un rito quotidiano. Lei, quel giorno ci aspettò con un’anguria in mano.
“Ecco, è per te”, disse a mio cugino e, aggiunse: “è della campagna del mio fidanzato. Mangiala pensando a me. Chi vespa mangia l’anguria”.
Chissà poi perchè mischiamo i ricordi e ci sorridiamo sempre adesso, soprattutto che quegli anni sono terascrosi e chissà che fine ha fatto lei, la benzinaia. Si sarà poi sposata?
Avrà avuto dei figli? e, soprattutto: perché chi vespa mangia l’anguria?
Racconto questa piccola storia perché la vespa ha compiuto 70 anni.
Nacque, infatti nell’aprile del 1946 e fu un successo mondiale.
Una moto che tutti hanno avuto, hanno sognato e che è servita per mangiare le mele, conoscere il mondo delle piccole cose, visitare i tramonti, fuggire da qualcuno o da qualcosa.
La vespa, diciamola tutta, è stata la nostra adolescenza.
Che oggi, non c’è più. Buon compleanno Vespa.

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