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C'eravamo abbastanza amati

C’eravamo abbastanza amati

La storia è sempre quella: ci si annusa, si fan promesse, l’innamoramento colora tutto di rosa e, infine, volano gli stracci. Come nelle migliori tradizioni di coppia è andata in onda, a reti molto unificate, la crisi di governo. Chi ha ragione? Chi ha torto? Gli occhiali della politica hanno diottrie diverse da quello di uno psicoterapeuta che tenta di rimettere i cocci tra due persone che un giorno, per mesi, per anni, si sono amati. A volte perdutamente finendo per odiarsi e rinfacciarsi tutto l’universo mondo. In politica le cose dovrebbero essere diverse ma non lo sono. C’è bisogno di visibilità, di dimostrare al mondo (e non solo politico) che qualcuno è più bravo dell’altro, più intelligente dell’altro, più furbo dell’altro. Lo deve far capire all’avversario di turno roteando la clava per compiacere alla gente che, a dire il vero, ha capito poco di questa crisi. Si campicchiava, è vero, un po’ come in tutte le famiglie appagate e destinate al divano. Non c’era troppa fantasia e la storia della pandemia rischiava di portare tutti sull’orlo di una crisi di nervi. Una cosa però vorrei chiedere: ma se in un gruppo di amici quello più vivace, apparentemente più intelligente, ma abbastanza insopportabile che nessuno segue nei discorsi propone qualcosa agli altri, che cosa succede? Nella maggioranza dei casi si sorride e non lo ascolta nessuno. In politica il 2% è il famoso “ago della bilancia”, Il Turigliatto o il Bertinotti di turno che fece saltare in aria un governo per le famose 35 ore e, impiccandosi, consegnò il paese alle destre. La storia è sempre quella: la politica è l’arte dell’impossibile ma, vista dal divano,  è un tantino patetica.  


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