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carcere di buoncammino: addio al mare.

carcere di buoncammino: addio al mare.

Ci hanno detto che ci dovevamo svegliare presto. Che il tempo era poco e che dovevamo preparare tutto molto in fretta. Su comandante è sempre molto gentile, ma di quella gentilezza che non fa a fare domande. Ha detto che così è io a Giorgino gli e l’ho ripetuto. Nun faghede a fare chestioni. Ti alzi, ti sbrandi veloce, ti metti a posto tutto in quella scatola che ci hanno dato e via. Andare. L’appuntato, quello giovane che di galere ha visto quelle del nord, ci ha detto che il carcere nuovo è più grande, ci sono molti spazi e c’è anche il campo di calcetto e la palestra. Però ha detto che ha la faccia di un carcere vuoto. Da riempire. E anche con lui sembra inutile chistionari perché è giovane e secondo me di galere poco ne capisce. Io vi posso raccontare pezzi da cinema, credetemi. Ho visto l’Asinara, sono stato a Trabuccato, trattorista e mi hanno trasferito perché trafficavo ma non era vero. Meglio, era vero ma non mi avevano mai trovato. Sigarette e pesci. Solo che il brigadiere si era impuntato e min’dana bogau in una settimana e sono finito a San Sebastiano che ormai è chiuso. Poi a Nuoro e una volta anche a isili. Galere ne ho viste ma buoncammino è diversa. Molto molto. E’ come stare a casa. perché mi entrano i colloqui ogni settimana, s’abboccau è di Casteddu e non chiede i soldi per il viaggio che sono sempre rogne questi avvocati che chiedono e non fanno mai sconti. Poi, a Buoncammino si vede il mare. Itte c’intrada? Eh, già lo so io cosa vuol dire vedere il mare. Mi sono fatto mettere al braccio di sopra del destro apposta. Non sono proprio scimpru. Sembriamo in albergo, per la vista mare. Poi, il resto lasciamo stare. Giorgino ha il pensiero al metadone e guardandomi di lato mi dice: “Ma in questo Uta, il metadone già l’avranno portato?”. Mica pensa al mare che non gli farebbe male. Io a Sassari stavo male e anche a Nuoro. All’Asinara sembrava di stare all’isola dei famosi quando ancora non l’avevano ancora inventata. Perchè lì ti dovevi intentare tutto. Però a questa cosa della chiusura di Buoncammino ci penso da più di un mese, da quando il comandante ci ha chistionadu se eravamo contenti di andare in un posto dove non c’era più l’assembramento come l’ovile e dove tutti stavamo aperti a giocare a bigliardino e a ping-pong. “E il mare, a si vede?” gli ho detto quasi ridendo, giusto per non fare capire che ero preoccupato. “Si sente” ha risposto. Ed io, da quella risposta non ho più dormito la notte. A tavor e colloqui con lo psicologo sono finito. A chiedere cosa vuol dire che si sente. Perchè il mare si vive solo quando si vede. Mica posso stare sei anni, che sono quelli che mi mancano a uscire, a sentire il mare e non vederlo. Lo psicologo ha detto che non mi devo preoccupare, l’educatore lo stesso e anche il direttore e il prete e il volontario. La differenza però la fa la porta. Anche a Uta c’è la porta aperta per loro e chiusa per me. Il direttore è passato a salutarci e ci ha detto che saremo protagonisti di una pagina di storia. Non ce l’ho fatta a chiedergli del mare e allora ho chiesto: “ma a che ora si parte?” E lui mi ha risposto, sorridendo “tieniti pronto, come quando in mare si devono tirare le reti”. E io, ho abbassato la testa e mi sono girato. Mica potevo piangere davanti al direttore. Solo Giorgino mi ha visto. Ma lui è tossico e di mare non ne capisce molto. Almeno così mi ha detto. Una cosa, alla fine ve la voglio dire. Adesso ce ne andiamo dalla città. Magari stiamo anche meglio, ma non dimenticateci e quando guardate il mare pensate sempre che c’è gente che quello sguardo non se lo può permettere. A si biri. A fora. Speriamo bene con questa nuova galera. Che sempre galera è.

Firmato: quello nella cella con Giorgino. Quasi vista mare.

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