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Avanzi di balera. I piccoli uomini che abbiamo intorno.

Avanzi di balera. I piccoli uomini che abbiamo intorno.

 

Li ho visti, con i loro abiti firmati e gli sguardi compassati, gli orologi che segnano un tempo del passato, l’andare lento e dinoccolato, con poca voglia di scrutare e di elaborare orizzonti di vita. Li ho visti, che parlavano fitto fitto al telefono cellulare, con fisico adatto per salire su un furgone cellulare della questura, con scarpe lucide che non hanno mai attraversato la piazza e non l’hanno mai vissuta. Li ho visti, tronfi del loro avere e ignari di qualsiasi sapere, che portavano agende di cuoio pettinato ma dove non vi era scritto assolutamente niente. Li ho visti, in letti con lenzuola rovistate da troppi amanti, a toccare a piene mani culi a pagamento, senza avere la minima consapevolezza che i corpi si potessero anche sfiorare e abbracciare e osservare. Li ho visti in auto che non avevano acquistato e comunque non avrebbero pagato e in ogni caso non sarebbero servite a costruire un viaggio, ma solo ed esclusivamente a mostrare ruote e borchie senza nessun sentimento. Li ho visti, arroganti e duri, mostrare il dito medio in un luogo sacro per un popolo laico come il Parlamento e li ho visti applaudire, gioire, urlare, scartavetrare le loro inutili voci contro tutto e contro tutti con singolare superbia, presunzione, sfrontatezza. Li ho visti, sorrisi senza vergogna e senza nessuna linea di felicità sbraitare con la bava attorno contro chi provava a non essere d’accordo, chi provava a dissentire, chi provava a ricostruire con non poche difficoltà. Li ho visti passare con il rosso, parcheggiare in seconda fila, non emettere la ricevuta fiscale, affermando che questo fa girare l’economia e ripartire sgommando, lasciando sorrisi inutili e impertinenti. Li ho visti vendere il proprio voto ad un signore che aveva soldi per acquistare qualsiasi cosa, tranne la dignità. Li ho visti senza anima, svuotati, occhi languidi che trasportavano fardelli di coscienza ormai venduta; mani in tasca e sguardo verso il muro. Poca voglia di parlare e qualche sprazzo di vergogna. Poi, passata la bufera, passato l’attimo che può mettere chiunque in imbarazzo, venduto tutto del loro negozio a bassissimo prezzo, nascoste le giustificazioni per chi aveva messo qualche speranza sulle tue idee, imbevuto di allegria falsa e ipocrita, lentamente lasciano la scena per ritrovarsi in quei sporchi e antichi bar di periferia a bere un gin tonic accompagnati da una musica perfida e insulsa. Come la loro vita. Avanzi di balera. Musica che non cammina. Passione che non sale. Saliva che non si inumidisce. Uomini che non disegnano linee rette. Uomini che non possono avere specchi nelle loro case. Piccoli uomini che non riescono neppure a ballare l’ultima canzone stonata di questo tramonto di democrazia. Uomini che non conoscono il peso della vergogna e il colore delle lacrime. Uomini che non sanno regalare affetti. Uomini che, un giorno, soccomberanno sul peso del loro assurdo niente. E’ bello stasera un pezzo di Miles Davis. Confonde le idee e rassoda la voglia di continuare. Senza questi uomini.

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