Facciamo chiarezza. In questi giorni leggo, con una certa insistenza, interventi e prese di posizione sul tema dei detenuti sottoposti al regime di cui all’articolo 41 bis e sull’ipotesi di un loro trasferimento in varie carceri della Sardegna.
Da giorni circola, a seconda delle bacheche e delle convenienze politiche di chi è favorevole o contrario, il decreto ministeriale del 6 ottobre 2020, firmato dall’allora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, con cui si istituisce a Nuoro la VI sezione della Casa circondariale, destinata ad ospitare detenuti sottoposti al regime speciale. Quel decreto, però, dice due cose fondamentali. La prima è che il ministro non ha mai pensato di trasformare la casa circondariale in istituto di reclusione, né tantomeno di destinare l’intero carcere a sezioni di massima sicurezza.
La VI sezione è un piccolo reparto che, in quegli anni, ha ospitato al massimo sei detenuti condannati per reati di associazione camorristica e mafiosa, tra cui Antonio Iovine, uno dei principali boss del clan dei Casalesi, che proprio dopo il passaggio a Nuoro ha deciso di collaborare con la giustizia.
La legge che invece impose l’utilizzo delle isole – Sardegna compresa – per ospitare detenuti sottoposti al regime del 41 bis risale al 2009, durante il governo Berlusconi, con Angelino Alfano ministro della Giustizia. Quella legge fu votata dai parlamentari del centrodestra, compresi quelli sardi. Il centrosinistra votò compatto contro. È un dato che va ricordato, semplicemente per ristabilire un minimo di chiarezza.
A questo punto credo sia necessario, tenendo conto di tutto ciò, ripartire da zero, eliminando le solite tifoserie di destra e di sinistra, e chiederci se abbia davvero senso che una regione diventi un hub per questo tipo di detenuti. Lo chiedo soprattutto ai sostenitori del centrodestra, ma lo chiedo anche a quelli del centrosinistra.
Riusciamo, per una volta, a evitare schieramenti avvilenti e a discutere seriamente di ordinamento penitenziario e di politica penitenziaria? Per esempio: sappiamo quanto costerebbe, in termini di risorse strutturali ed economiche, il peso sanitario legato alla gestione di questi detenuti? Altra questione: sappiamo che i GOM, i Gruppi Operativi Mobili della Polizia penitenziaria adibiti a questo servizio, provengono da molte parti d’Italia. Che fine farebbero gli agenti attualmente in servizio nella Casa circondariale di Nuoro se l’istituto dovesse essere interamente dedicato ai detenuti sottoposti alla massima sicurezza?
Queste sono le domande alle quali la politica dovrebbe cominciare a rispondere, partendo sempre da un punto fermo: il regime di massima sicurezza è necessario, è importante, è indispensabile. Destinare però la Sardegna come regione quasi esclusiva per ospitare questi detenuti sarebbe un danno incalcolabile, perché andrebbe contro qualsiasi politica di inclusione, costringendo i detenuti comuni a essere trasferiti in istituti lontani dal proprio territorio.
Questo, da operatori del trattamento, non ce lo possiamo permettere.
Questo articolo è stato scritto il domenica, Gennaio 11th, 2026 at 20:22
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