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Quello che ho capito dell'attacco contro il Venezuela

Quello che ho capito dell’attacco contro il Venezuela

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Dell’intervento americano in Venezuela ho capito poche cose, ma sicuramente non può essere spiegato solo con la lotta al narcotraffico. Dal Paese sudamericano parte cocaina, non il fentanyl di origine cinese raffinato in Messico. A pesare davvero è la visione neoimperiale di Trump: un sogno da contrapporre a quello di Putin in salsa da salvatore del mondo. Ho capito che continua a usare la forza in modo selettivo e unilaterale, senza consultare il Congresso, attraverso attacchi brevi e mirati che vanno dall’eliminazione di Soleimani ai bombardamenti in Medio Oriente.

Ho capito che il Venezuela di Maduro era da tempo nel mirino di Trump, soprattutto per l’intreccio crescente con Mosca e Pechino e per il controllo delle maggiori riserve petrolifere dimostrate al mondo.

Ho capito che il traffico di droga è stato usato da Trump come giustificazione formale dell’escalation militare: il dispiegamento navale al largo delle coste, il blocco, la distruzione di decine di imbarcazioni e le incursioni contro petroliere e infrastrutture portuali.

Dentro questo strano gioco Maduro è stato «declassato» da capo di Stato a narcoterrorista, indicato come leader del Cartel de los Soles, definito dagli Usa organizzazione terroristica straniera. Senza nessuna prova. Ho capito che, oltre a generare conseguenze geopolitiche, l’intervento rischia di erodere ulteriormente un diritto internazionale già fragile.

Ho capito, infine, che si può decidere di intervenire in un altro Stato con delle accuse che dovrebbero essere provate. Non so, per quanto Maduro possa essere colpevole, mi sembra tutto così vago, evanescente. Terribile. Ecco, ho capito questo: che Trump potrebbe benissimo interpretare il ministro della paura in un’Europa che balbetta e in un’Italia che non esiste. Le uniche parole che ho sentito dal governo italiano sono quelle del nostro ministro degli Esteri rivolte agli italiani in Venezuela: «state a casa». Un consiglio, come quello dei nostri genitori quando uscivamo la sera: «copriti e non fare tardi».

Questo ho capito. Non mi sembra uno bello scenario.