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Nasce Gagli-OFF, per l'inclusione sociale dei detenuti - 21 luglio 2011

Nasce Gagli-OFF, per l’inclusione sociale dei detenuti – 21 luglio 2011

In rete per dare un’opportunità lavorativa a soggetti detenuti e ridurre il rischio di recidiva. L’individuazione dell’inserimento occupazionale più adatto in base al profilo criminologico della persona: coinvolti 56 detenuti di Cagliari e Iglesias. Al via in questi giorni la seconda parte del progetto, dedicata a donne vittime di violenza, in collaborazione con alcune associazioni. Ed un’intesa con uno spin off dell’Università di Kent, per verificare come in Gran Bretagna lavorano sullo stesso campo.

Cagliari, 20 luglio 2011 (Ufficio stampa – SN) – Realizzare attività finalizzate all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale dei detenuti degli istituti di pena di Cagliari e Iglesias con la sperimentazione di una nuova metodologia operativa: è l’ambizioso obiettivo del progetto “Gagli-OFF”, presentato questa mattina nei locali del Polo umanistico di Sa Duchessa da Cristina Cabras, professore associato di Psicologia giuridica, e dagli altri partner dell’iniziativa.

Gagli-OFF può infatti contare su una vasta e competente rete: dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Cagliari al Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria, alla società S.O.S. (Servizi all’Occupazione e allo Sviluppo), alla cooperativa sociale Kore e ad Ipogea, partner per la formazione. Ma al progetto collaborano anche il Tribunale di Sorveglianza e la Provincia di Cagliari per l’inserimento sociale dei detenuti. Uno dei punti innovativi è poi il percorso – parallelo a quello studiato e realizzato sugli autori dei reati – che si prende cura delle vittime: in questo caso, sono coinvolte tre associazioni che si occupano di sostenere le donne vittime di violenza (Donna Ceteris, Donne al Traguardo e il Centro di Accoglienza San Vincenzo).

Insomma, una task force che punta ad individuare, attraverso attività di jail coaching e orientamento, il profilo specifico di ogni detenuto e individuare per lui il lavoro più adatto in relazione al quadro criminologico che gli esperti del Dipartimento hanno delineato. “La nostra attività – ha spiegato la prof.ssa Cabras (nella foto a destra) – mira ad identificare gli elementi critici di taglio criminologico che consentano di ipotizzare il rischio di recidiva. Dal punto di vista della metodologia, gli incontri realizzati con i detenuti mirano a valutare elementi valoriali, capacità di autocontrollo e competenze nella comunicazione del sé. Il nostro obiettivo principale è l’assunzione di responsabilità da parte della persona: per questo il Dipartimento prosegue nel monitoraggio, affiancato dai tutor di intermediazione sociale”.
La fase di inserimento lavorativo sarà infatti supportata da tutor appositamente formati e specializzati. L’azione ha preso il via nell’ottobre dello scorso anno. I detenuti partecipanti (in totale 56, età media 40 anni) sono stati individuati dal Provveditorato e dagli operatori penitenziari in base al reato commesso (reati predatori e omicidio a Cagliari e violenza sessuale a Iglesias). Prevista l’attivazione di borse-lavoro per l’inserimento lavorativo.

Gianfranco De Gesu, da un mese esatto Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, ha invece sottolineato “l’impegno delle istituzioni a fare rete, in una regione ricca di iniziative come questa: vogliamo continuare la collaborazione con l’Università. Anche il confronto su questi argomenti con altre realtà europee è fondamentale”. Il riferimento è all’attività transnazionale prevista, con un partner inglese, la EISS (European Institute of Sociale Services), una società spin off dell’Università di Kent, che negli ultimi anni ha sperimentato processi di inclusione sociale per detenuti in Gran Bretagna. Presente all’incontro anche Giampaolo Cassitta, direttore dell’Ufficio Detenuti e Trattamento del Prap: “Gagli-OFF – ha commentato – può diventare un modello, anche per quanto previsto a favore delle vittime dei reati. Fondamentale la collaborazione con i due istituti di pena: è un’altra piccola scommessa che parte dalla Sardegna”.

Il progetto vede coinvolte alcune realtà imprenditoriali sarde nelle quali i detenuti potranno effettuare tirocini ed esperienze lavorative, nell’ambito del percorso detentivo, sempre previo consenso del Tribunale di Sorveglianza. “E’ determinante – ha detto il presidente del Tribunale, Francesco Sette – l’individuazione di un’attività lavorativa che incida sulle difficoltà comportamentali della persona. Si deve avere il coraggio di rispondere alla violenza del reato non con la violenza della detenzione fine a se stessa, ma con l’offerta di un’opportunità che serva da stimolo anche al condannato per reati gravissimi come questi. In questo modo il tempo della detenzione viene usato per migliorare la persona e restituirla alla persona”.

Unione Sarda

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