Non conoscevo Oussama. E credo che nessuno di voi lo conoscesse. È morto per caso, per destino crudele, per indecenza. È morto perché gli atti amministrativi non coincidono quasi mai con la vita reale.
È morto su una strada pericolosa, pericolosissima, soprattutto per chi, come lui, è costretto a percorrere a piedi oltre cinquecento metri sul ciglio dell’asfalto. La fermata del pullman non è davanti al centro di accoglienza, anche se in quel luogo vivono in tanti, come Oussama. La fermata è altrove, pensata per altre persone che, magari, non abitano più da quelle parti e che non utilizzano più quel mezzo di trasporto.
Quel pericolo era stato segnalato più volte dai residenti al sindaco di Sorso. Il sindaco si è rivolto all’Arst, che già nel 2020 aveva soppresso la fermata sulla statale 200, all’altezza di Marritza. L’azienda aveva ribadito che serviva una piazzola, per motivi di sicurezza. I finanziamenti sono stati richiesti. I finanziamenti sono stati stanziati. L’Arst dove provvedere ma la piazzola non è mai stata realizzata.
E così Oussama, per la mancanza di una piazzuola, è morto. Falcidiato da un’auto, perché quella strada, di notte, è pericolosissima. Lo so perché la percorro spesso e intravvedo sempre davanti a mei quelle piccole lucette accese nel buio assoluto, la pila del telefonino.
Un trafiletto in prima pagina, una pagina intera sul quotidiano. Il minimo sindacale. Poi silenzio.
A nessuno interessa davvero di Oussama, che quella mattina si era recato a Sassari per tagliare i capelli ad altri ospiti extracomunitari, in altri centri di accoglienza. “Poteva starsene a casa sua”, dirà qualcuno. Oussama aveva ventitré anni.
Provate a immaginare un ragazzo della stessa età, ma italiano, sardo, uno dei nostri. Provate a immaginare le urla, le proteste, le invettive contro le auto, la burocrazia, la vergogna, l’assenza di sicurezza. Provate solo a immaginarlo.
Invece Oussama è morto. E l’Arst continua a non fermarsi davanti al centro di accoglienza. Per motivi di sicurezza. Questa volta non per prevenire una morte, ma per giustificarla.
