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Le ragioni del no

Le ragioni del no

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La data del referendum costituzionale è stata fissata: si voterà il 22 e 23 marzo 2026. Ci sarà tempo e modo per discutere delle ragioni del sì e del no senza trasformare il confronto in una contesa da stadio, fatta di insulti, colpi bassi e altre diavolerie che nulla hanno a che vedere con la democrazia. L’auspicio è che i cittadini possano essere informati in modo serio e completo, così da arrivare al voto con consapevolezza. Lo dico perché le premesse, al momento, non sono incoraggianti. Si sente ripetere che questa riforma cambierà tutto, che la giustizia diventerà “migliore”. Un’affermazione sbrigativa e persino sgradevole, come se fino a oggi avessimo vissuto dentro una giustizia irrimediabilmente peggiore. Questa volta, però, chi governa non potrà cavarsela suggerendo di andare al mare. Non solo per ragioni climatiche – a marzo il mare non è praticabile neppure per noi che viviamo in Sardegna – ma perché sarà chiamato a mobilitare il proprio elettorato per un sì da sostenere a ogni costo. Avremo modo di tornarci sopra: questo è solo uno dei miei interventi. Per chiarire subito la mia posizione, partendo dalla fine, una riforma che prevede l’estrazione a sorte dei giudici destinati a far parte del Csm somiglia pericolosamente all’idea di scegliere per sorteggio i componenti del Parlamento. Qualcuno, in passato, lo aveva proposto e sembrava una provocazione satirica. In estrema sintesi, sono per il no a questa riforma che, a ben vedere, è una controriforma. Ma di questo parleremo con calma.