Ci sono anche morti che non fanno rumore, perché all’interno delle sezioni detentive c’è posto solo per il “clang” dei blindi, per qualche futile richiesta, per qualche urlo sconsiderato che rimane lì, sospeso tra la cella e l’infinito. Gli ottanta suicidi del 2025 non interessano a nessuno.
L’ultimo del 2025 era un ragazzo italiano di trentotto anni, di Asti. Era un elettricista esperto, aveva la passione per la musica, un disagio latente che lo ha portato a frequentare strade con troppe curve e qualche salita terribile. È stato arrestato e rinchiuso nel carcere di Asti, negli sgoccioli dell’anno, tra le feste che incombevano, quando tutti eravamo più buoni e forse più disattenti. Chissà.
Impiccamento con un lenzuolo. Quasi un classico. Un maledetto classico. Un maledetto e bastardo classico. Un morto che non fa rumore. Neppure due righe su un quotidiano nazionale, se non su “La Stampa”, a firma di Bruno Mellano.
I detenuti sono invisibili e chi si uccide in carcere è, al massimo, un numero fastidioso che serve a poco: qualcuno dirà che è il sovraffollamento, qualcun altro aggiungerà qualche parola di circostanza. Poi, come si dice in gergo, tutto scorre.
Nel 1986 ci fu la prima, unica e grande riforma dell’ordinamento penitenziario, conosciuta da tutti come “riforma Gozzini”. Introduceva, tra le altre cose, i permessi premio. Era una grande e bellissima scommessa. Mi trovai sommerso, inghiottito dalle domande dei detenuti all’Asinara. Eravamo dentro una piccola rivoluzione e non ce ne eravamo accorti.
Sono passati quarant’anni e, purtroppo, c’è stata un’immensa involuzione. E nessuno vuole parlare della legge 663, che vide la luce il 10 ottobre 1986.
Tutto: detenuti, poliziotti, educatori, volontari, leggi, suicidi, disperazione. Tutto è sotto la polvere dell’indifferenza. Abbiamo altri problemi, si dice. Non abbiamo mai tempo per queste cose.
Ottanta uomini si sono tolti la vita in carcere nel 2025. Nessuno li conta, nessuno vuole sentire, e tutti continuiamo a camminare con quello strano rumore del suicidio addosso: rumore di niente.
Questo articolo è stato scritto il lunedì, Gennaio 5th, 2026 at 20:11
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Tags: carcere, nessuno tocchi Caino.
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