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Il capitano e il generale

Il capitano e il generale

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Dispiace scoprire che un capitano non possa impartire ordini a un generale, soprattutto quando il capitano ha passato anni a spiegare che il mare non esiste e che, in fondo, lui preferisce la montagna. Salvini non è lo statista che qualcuno, con encomiabile ostinazione, continua a dipingere: al massimo è un discreto illustratore di sé stesso, ma con la tendenza a cambiare stile a ogni stagione.

Che l’operazione Vannacci fosse sgangherata e farlocca lo avevano capito tutti, Il segretario della lega è alla canna del gas, si diceva, teme un tracollo e teme  soprattutto l’idea di essere superato da Forza Italia. Vannacci era lo scudo: non per vincere, ma per prendere tempo, che è la vera moneta forte della politica.

Salvini, a ben guardare, è un incoerente strutturale: è riuscito a dire tutto e il contrario di tutto con una regolarità davvero sorprendente. Vannacci invece è coerente, il che non lo rende rassicurante, ma semplicemente più pericoloso. La sua idea di sogno – “un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo” – sembra la brochure di un villaggio turistico con selezione all’ingresso. Non manca nulla, se non la specificazione su chi resta fuori. E chi resta fuori lo immaginiamo benissimo: dalle zecche comuniste agli extracomunitari.

E Salvini? Salvini non sogna, al massimo galleggia. Alla Padania non ha mai creduto davvero. È un animale politico adattivo, di quelli che sopravvivono a tutte le ere geologiche cambiando colore, dieta e linguaggio.

Cosa cambia nella destra? Difficile dirlo subito. Probabilmente il generale avrà ora più spazio per negoziare il sogno, limarlo, monetizzarlo, rivenderlo a rate. Questo piccolo sfacelo, in fondo, è opera dello statista ante litteram e,  forse, per una volta, è una cosa buona che il capitano ha fatto: imbarcare il generale in una nave che rischia di affondare.